Archivi categoria: MOSTRE/ BONGIANI ARTE CONTEMPORANEA

BIOGRAFIA DI KURT SCHWITTERS

Biografia

Kurt Schwitters  ‹švìtërs›,  – Pittore (Hannover 1887 – Ambleside 1948). Studiò all’accademia di Dresda (1909-14) e, dopo una fase espressionista e cubista, nel 1918 creò le sue prime opere astratte. Per la sua personalità e il carattere estroso, Schwitters. viene spesso accomunato al movimento dada, del quale tuttavia non fece mai parte effettiva, nonostante l’amicizia che lo legò prima a T. Tzara e H. Arp, poi a R. Hausmann e Hanna Höch, esponenti del dada berlinese. Ben presto abbando’ i tradizionali materiali pittorici, immettendo sulla tela, con la tecnica del collage, gli oggetti di scarto più disparati, da biglietti del tram a frammenti di giornali, stoffe, spugne, tappi, bottoni. Uno dei suoi collages porta il titolo di Das Merzbild (1919), dal frammento della parola (Com)merz che vi compare. Una composizione equilibrata con vari materiali: fili metallici, corde, maglia metallica, carta e cartone di vario genere, in cui in posizione pressappoco centrale compare la scritta “Merz”, ricavata da un’inserzione della Kommerz- und Privatebank. Il quadro è andato disperso dopo essere stato esposto in modo dispregiativo nella mostra nazista dell’arte degenerata.

Nato casualmente, questo termine Merz accompagnò e caratterizzo’ tutta l’attività successiva di Schwitters. Pertanto, egli chiamò Merzplastiken i suoi rilievi, Merzdichtungen le composizioni in prosa o in poesia, formate da frammenti di frasi, parole, modi di dire, come An Anna Blume (pubblicato su Der Sturm) e ancora Die Blume Anna e Memoiren Anna Blumes in Bleie. Nel 1921 fece un ciclo di conferenze a Praga con Hausmann e H. Höch e sulla sua scia compose una Ursonaate, basata sullo stesso principio di sfruttamento della sonorità della voce umana. Nel 1922-23 fu in Olanda con T. van Doesburg. Nel gennaio 1923 uscì il primo numero della rivista Merz e nello stesso anno iniziò il primo Merzbau (distrutto da un bombardamento nel 1943), una costruzione che attraversava i varî piani della sua casa di Hannover, fatta di oggetti eterogenei, aggiunti di giorno in giorno. Sempre in contatto con i movimenti di avanguardia, Schwittars. fece parte dei gruppi “Cercle et Carré” e “Abstraction-Création”. Nel 1937 lasciò la Germania per stabilirsi in Norvegia, dove a Lyvaker iniziò un secondo Merzbau, anche questo distrutto. Nel 1940, invasa la Norvegia dai nazisti, l’artista si rifugiò in Inghilterra e fino al 1945 rimase internato in un campo di prigionia. Dopo il 1945 si stabilì ad Ambleside e, grazie a un finanziamento del Museum of Modern art di New York, poté dedicarsi alla realizzazione del terzo Merzbau, tuttavia, rimase incompiuto nel 1948 per  l’improvvisa morte.

 

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PAVILION LAUTANIA VIRTUAL VALLEY / 1887 – Kurt Schwitters & Marcel Duchamp

Comunicato stampa

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY

PAVILION  LAUTANIA  VIRTUAL  VALLEY  / 1887 – Kurt Schwitters &  Marcel Duchamp “UNIVERSI  POSSIBILI / Verso La Globalità Intelligente”  a cura di  Giovanni Bonanno. Dal 6 maggio 2017 al 26 novembre 2017– Due proposte  internazionali presentate in contemporanea con la 57th Biennale Internazionale d’Arte di Venezia 2017.

 

KURT  SCHWITTERS  / 1887- Kurt Merz/Ecology
Mostra collettiva internazionale  dedicata  a  Kurt  Schwitters
a cura di Giovanni  Bonanno
Primo evento  contemporaneo ed indipendente  progettato in concomitanza con la 57th Biennale Internazionale d’Arte di Venezia 2017

Dal 6 maggio 2017 al 13  agosto 2017

Inaugurazione:  sabato 6 maggio  2017,  ore 18.00
Ophen Virtual Art Gallery, Via S. Calenda, 105/D – Salerno Tel/Fax 089 5648159
e-mail:  bongiani@alice.it
Web Gallery: http://www.collezionebongianiartmuseum.it
Orario continuato tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00

KURT SCHWITTERS / 1887 – Kurt Merz/Ecology

Per i 130 anni dalla nascita  di  Kurt Schwitters  (Hannover, 20 giugno 1887 – Kendal, 8 gennaio 1948), lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery in occasione della 57° Biennale di Venezia 2017, intende dedicare l’attenzione come evento indipendente e contemporaneo presso il “Pavilion  Lautania  Virtual  Valley”   a Kurt Schwitters  e Marcel Duchamp che riassumono egregiamente il concetto  di   indagine intesa come il luogo privilegiato per rilevare i sogni e le utopie che nella dimensione metafisica e mentale suggeriscono  mondi e immaginari collettivi.  Lo studio abitazione dell’artista, nella dimensione creativa, temporale e spaziale definisce l’estensione verso l’altro, nella  necessità di metabolizzare e trasformare la  realtà. Una invenzione a tutto campo giocata su  “universi possibili”, tra la libertà della creazione e la globalità intelligente del fare arte. In questa   prima collettiva internazionale dedicata a Kurt Schwitters  a cura di  Giovanni Bonanno sono presenti 66 opere di altrettanti importanti artisti  che hanno voluto  condividere  tale proposta come artisti di frontiera  a margine  di un  possibile confine e spartiacque al  sistema ufficiale  dell’arte.
Artisti presenti:   

Kurt Schwitters, Germania I Marcello Diotallevi, Italia I Lars Schumacher, Germania I Ruggero Maggi, Italia I Anna Boschi, Italia I Clemente Padin, Uruguay I Vittore Baroni, Italia I Luisa Bergamini, Italia I John M. Bennett, Usa I Gino Gini, Italia  I Cesar Reglero Campos, Spagna I G. Franco  Brambati, Italia I Rolando Zucchini, Italia I C. Mehrl  Bennett, Usa I Antonio Sassu, Italia I Mauro Molinari, Italia I Willemien Visser, Germania I Ramona Palmisani, Italia I Emilio Morandi, Italia I Borderline Grafix, Usa I Carlo Iacomucci, Italia I Daniel  Daligand, Francia I Domenico Ferrara Foria, Italia I Fernanda Fedi, Italia I Remy  Penard, Francia I Lancillotto Bellini, Italia I  Marina  Salmaso, Danimarca I Pier Roberto Bassi, Italia I Rosa Gravino, Argentina I Giancarlo Pucci, Italia I Mighel Jimenez, Spagna I Patrizia Battaglia, Italia I Pascal Lenoir, Francia I Renata e Giovanni Strada I Italia, Stathis Chrissicopulos, Grecia I Rosanna Veronesi, Italia I Gruppo Sinestetico, Italia I Leonor Arnao, Argentina I Giovanni Bonanno, Italia I Domenico Severino, Italia I Bruno Cassaglia, Italia I Luc Fierens, Belgio I Lamberto Caravita, Italia I Angela Caporaso, Italia I Mabi Col, Italia I Claudio Romeo, Italia I Daniele Virgilio, Italia I Cinzia Farina, Italia I Fulgor C. Silvi, Italia I Maria Josè Silva – Mizè, Portogallo I Roberto Scala, Italia I Linda Paoli,  Italia I Guido Capuano, Italia I Francesco Aprile, Italia I Carl Baker, Canada I Adriano Bonari, Italia I Oronzo Liuzzi, Italia I Mauro Dal Fior, Italia I Andrea Bonanno, Italia I  Rossana Bucci, Italia I Russell Manning, USA I Willemien Visser, Germania  I Alfonso  Caccavale, Italia I Rosalie Gancie, Usa I Maribel  Martinez, Argentina I Susanne Schumacher, Germania.

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BIOGRAFIA
Herman Edward Karl Julius Schwitters (Hannover, 20 giugno 1887 – Kendal, 8 gennaio 1948), dal 1908 al 1909 frequenta la Kunstgewerbeschule ad Hannover e dal 1909 al 1914 studia alla Kunstakademie Dresden. Dopo aver servito nell’esercito come disegnatore nel 1917, avvia le sue prime esperienze  in ambito cubista ed espressionista. Vicino alla corrente dada berlinese fondò un proprio principio artistico chiamato Merz che adotterà per tutte le sue attività creative, dalla poesia, al collage, alle strutture. I suoi primi Merzbilder risalgono al 1919, l’anno della sua prima mostra alla galleria Der Sturm di Berlino e della prima pubblicazione dei suoi scritti sul periodico “Der Sturm”. Nel 1920 espone alla Société Anonyme di New York

E’ stato un artista tedesco attivo in diverse correnti del suo tempo, tra cui il dadaismo, il costruttivismo, il cubismo, e meglio ricordato per l’utilizzo di mezzi d’avanguardia come il suono, il collage e il dattiloscritto. Le sue opere sono generalmente considerate precorritrici delle moderne installazioni e  delle ricerche ambientali. L’artista tedesco, inoltre, può essere considerato come uno dei maggiori esponenti della cosiddetta arte dei rifiuti un’arte basata sull’assemblaggio di materiali di recupero, oggetti ricercati nello scarto della quotidianità, e soprattutto inutili. Questi oggetti, apparentemente destinati ad una fine, sono rivalutati da Schwitters, che dà vita a composizioni del tutto complete e originali, sia da un punto di vista formale, sia per l’innovativo riuso, a discapito di una inutile apparenza. Schwitters è stato anche un prolifico scrittore, noto soprattutto per la poesia provocatoria An Anna Blume, è autore di liriche, tra cui esempi di poesia concreta, di prose brevi e satiriche, di scritti e manifesti di critica d’arte.

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Mostra Personale di JOHN M. BENNETT

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY

Via S. Calenda, 105/D – Salerno

EXPERIMENTAL VISUAL POETRY

Mostra Personale  di  JOHN  M. BENNETT

 Opere 2014 – 2016

a cura di Giovanni  Bonanno

Dal  12 Gennaio al  2 aprile 2017

Inaugurazione:  Giovedì  12 Gennaio 2017,  ore 18.00

Ophen Virtual Art Gallery, Via S. Calenda, 105/D – Salerno Tel/Fax 089 5648159

e-mail:  bongiani@alice.it

Web Gallery: http://www.collezionebongianiartmuseum.it

Orario continuato tutti i giorni dalle 00.00 alle 24.00

                              

S’inaugura  giovedì 12 gennaio 2017, alle ore 18.00, la mostra  personale  dal titolo: “EXPERIMENTAL VISUAL  POETRY” che lo Spazio  Ophen Virtual Art Gallery  di Salerno dedica all’artista John M. Bennett con 71 poems poetry realizzati  in un arco di tempo che va dal 2014 al 2016.  L’esposizione e accompagnata da  una presentazione critica di Giovanni Bonanno.

John  M. Bennett (b. 1942, Chicago) è un poeta visuale americano sperimentale in cui la scrittura, il suono, la poesia fonetica e la performance  si relazionano  in una sorta di poetica “asemic” in cui il consueto concetto di poesia lineare si evolve  e viene sovvertito in direzione di una visione sperimentale, accogliendo di fatto umori e ricerche  nuove nell’ambito della scrittura, del suono e della parola. John M. Bennett appartiene a una e particolare area di ricerca in cui la libertà e la metafora multi-strutturata di significato si condensa  in lacerti di senso ambiguo dandogli una  presenza apparentemente in forma di scrittura, di immagine o di parola. In 50 anni  di attività poetica, ha saputo rigenerarsi  con  una sorprendente varietà di proposte in grado di relazionarsi proficuamente con le avanguardie storiche del novecento e  con personaggi interessanti come per esempio  André Masson,  Max Ernst, Henri Michaux, Paul Klee, fino ad rigenerarsi  nelle “asemic writings” con una scrittura “universale” capace di suggerire  nuove e diverse  interpretazioni possibili.  La sua è una scrittura  che considero “d’interferenza relazionale” con l’intenzione ben precisa di annullarne la completa  leggibilità e per definirsi come lettura autonoma,  proprio perché  riposta in profondità nelle nostre menti inconsce. Una scrittura creativa, quindi, che fonde testo e segno grafico per divenire in definitiva  anche lacerto d’immagine  al limite della figurazione o della scrittura grafica. Perché, scrive Giovanni Bonanno,  “è nel caso e solo nella dimensione aperta del fare  che  l’espressione poetica può esistere e manifestarsi  scavalcando la comprensione univoca  della lettura linguistica decodificata; così, solo così un testo poetico può essere interpretato in modo personale, liberando la mente e rincorrendo a diversi  significati plurimi che derivano da ciascun  accordo e simbolismo grafico”. Diretto discendente del Dadaismo e della scrittura sperimentale, viene presentata  in  questa  mostra  personale la poetica  di ricerca  di questo importante autore americano con una serie di lavori degli ultimi tre anni (2014 – 2016).  L’evento vuole essere anche un doveroso  omaggio alla visione del non-sense e dell’objet trouvé  diffusa dal Dadaismo  di cui  nel 2016 è ricorso il centenario, (1916-2016).

 

Biografia  di  JOHN  M. BENNETT

John M. Bennett [JMB] è nato a Chicago, Illinois, il 12 ottobre 1942. poeta sperimentale, ha iniziato a far conoscere  il suo lavoro già nel 1970.  Ha lavorato in una grande varietà di generi, tra poesia visiva, grafica, suono, mail art, cinema collaborando con scrittori e artisti da tutto il mondo. E ‘stato anche editore della rivista letteraria internazionale Lost and Found Times, 1975-2005. Richard Kostelanetz ha scritto che  “John M. Bennett è stato il poeta americano fondamentale della mia generazione, perché ha prodotto tanti lavori interessanti in una complessa varietà di modalità sperimentali”. Attraverso una piccola casa editrice “Luna Bisonte Prods” fondata nel 1974, Bennett  si propone prima nella veste di  editore di se stesso e poi anche di altri poeti. In tanti anni ha pubblicato migliaia di opere di scrittori  in edizione limitata che fanno parte del mondo della  poesia visiva, parola arte e arte /poesia, compresi i 30 anni della rivista “Lost & Found Times”,  raccolti in diverse importanti istituzioni, tra cui Washington University di St. Louis , SUNY Buffalo , The Ohio State University e il Museum of Modern Art . Bennett stesso è  anche il curatore del “Avant Writing Collection”, “The William S. Burroughs Collection”, e “The Cervantes Collection” ai Ohio State University Libraries.

Vive e lavora a Columbus, Ohio (USA).           Home Page: http://www.johnmbennett.net/

 

 

EXPERIMENTAL VISUAL  POETRY

JOHN  M.  BENNETT  

Opere 2014 – 2016

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY  Via S. Calenda, 105/D  – Salerno

12 gennaio – 2 aprile 2017

Inaugurazione: giovedì 12 gennaio, ore 18.00

Orario: tutti i giorni ore 00.00 – 24.00   e-mail: bongiani@alice.it

Web Gallery:  http://www.collezionebongianiartmuseum.it

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PERSONALE DI MAURO MOLINARI

“I  Messaggeri di  Mauro Molinari ” 

 (60 francobolli d’artista dal 1998 al 2013)

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 Con  il termine  Artistamps, si intendono i “Francobolli d’Artista”) le creazioni  grafiche degli artisti che orbitano di preferenza nella Mail Art,  nella Poesia visiva e più in generale nella cosiddetta arte Concettuale, opere   che ricordano e  reinterpretano in maniera originale  le affrancature emesse dai Servizi postali ufficiali  delle varie nazioni. La Mail Art, ideata da Ray Johnson negli anni ’60, nasce come fenomeno artistico  “underground” condividendo le proposte del movimento Fluxus: una forma d’arte essenzialmente  e totalmente  svincolata da giochi di potere e libera da qualsiasi logica  produttiva. Le opere di Mail Art, spedite per posta viaggiano da un capo all’altro del pianeta  e molto spesso si  completano  con i timbri, francobolli,  adesivi e persino elementi tridimensionali. Le buste, e i francobolli sono la chiara testimonianza di un viaggio che finisce per fare parte dell’opera stessa. 

Layout 1

I primi artisti  che avevano prodotto francobolli alternativi a quello del vero circuito del cartavalori legale sono  stati alcuni pionieri  come Michael V. Hitrovo e Karl Schwesig. Tra i primi e più noti esemplari di francobolli d’artista documentati, è sicuramente  un bel francobollo dipinto completamente di blu nel 1957 da Yves Klein, mentre l’artista  Donald Evans  deceduto nel 1967, utilizzò il piccolo formato dentellato per una sterminata produzione di minuziosi acquerelli poi esposti in raccoglitori filatelici, fino alle ricerche concettuali degli artisti Fluxus, e quindi,  alla diffusione planetaria tramite  il network della rete dell’Arte Postale.  Anche Il padre della Poesia Visiva Lamberto Pignotti,  negli stessi  anni Sessanta, precisamente tra il  1966 e il 1968, ha  dato vita  alla sperimentazione dell’importante  serie dei ‘Francobolli’ (collage di parole e immagini), associando ad  un francobollo messaggi che apparentemente non mostrano nessun legame con la vignetta,  in cui la creatività è stimolata dai generi del fumetto e del fotoromanzo. 

2 . Tre francobolli  di  Mauro  Molinari 2013

Dello stesso periodo  è anche la produzione di Guglielmo Achille Cavellini che  tra il 1966 e il 68  crea  i francobolli in legno  e poi, nel 1968 – 70 con i carboni combusti la serie di lavori relazionabili al  concetto di celebrazione. Il francobollo è ora  un esempio concreto. ).  Diversi altri artisti come David Hockney, Ralph Steadman e Allen Jones  hanno prodotto francobolli d’artista, realizzate  appositamente in occasione dello sciopero generale delle Poste inglesi del 1971. 

Mauro  Molinari, B1-2003 -

Anche Paolo Scirpa e Marcello Diotallevi hanno realizzato francobolli d’artista. Proprio nel’84 l’artista fanese  inizia a realizzare i primi francobolli.   Secondo Marcello Diotallevi  “i francobolli d’artista stanno a quelli ufficiali come i libri d’artista a quelli che fanno letteratura”, confessando: “Sebbene essi non appartengano alla filatelia ufficiale, morfologicamente le sono vicini, appaiono traforati, la carta è gommata, hanno un valore facciale e qualcosa da celebrare”. Così  l’artista  definisce  il proprio lavoro.  Dal  1984, in tutto, ne ha realizzati una ventina sempre di grande qualità creativa.   Negli stessi anni  Guglielmo Achille Cavellini  crea la serie  interessantissima di lavori prodotti su carta che si sviluppa a tutti gli anni novanta,(anno della morte). Ormai,  molti artisti  soprattutto postali e concettuali  si costruiscono il proprio francobollo, che diviene così un messaggio nel messaggio. un’arte che si accontenta delle piccole dimensioni d’un francobollo per poter viaggiare più comodamente e gratuitamente superando barriere e limiti. Tra i prodotti mail-artistici più curiosi, i francobolli hanno un fascino  davvero particolare includendo le  ridotte dimensioni racchiudono un mondo in cui l’arte sovverte un codice – quello postale – fatto di formato, contorno per lo più dentellato, iconografia, indicazione dello stato ed infine del valore. Un’arte, quindi,  apparentemente inoffensiva,  spesso potenzialmente divertente,  capace però di superare lunghe distanze planetarie, innescando  tramite una sorta di  «cavallo  di Troia»  meccanismi relazionali e comunicativi e soprattutto  veicolare il proprio messaggio  in relazione ad una filatelia alternativa “di frontiera”,  contrassegnata  dalla più sfrenata e originale  invenzione poetica. 

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Oggi la  produzione dei francobolli d’artista è sterminata e comprende opere di importanti artisti che hanno da tempo  dedicato forze e attenzione  a tale forma di espressione, artisti di grande interesse  come  Mauro Molinari  che dal 1998  a oggi ha realizzato una sessantina di francobolli  tutti di grande qualità e bellezza. 

Mauro  Molinari, A-2002.

Per rendersene conto basta visionare i  lavori come E2 – “Hacia el nuovo Milenio” del 1999 oppure, A – 2000, La lengua  International: “Esperanto” creati  per il Museo de Filateria di Oxaca in Messico, oppure la bella serie di francobolli creati nel 2003 per il Festival  francese d’Avignon o per Aline Girard e Peter Reindl. Dopo il 2003 vi è una breve interruzione di questa particolare produzione. Dobbiamo attendere  quasi tutto il 2012 per avere una ripresa di questo modo di fare, sollecitato dallo Spazio Ophen Virtual Art di Salerno con  il progetto Internazionale “In forma di francobollo” dedicato all’artista Marcello Diotallevi. Di recente, sono del 2013 le tre opere  dal titolo “I Messaggeri” che Molinari ha voluto dedicare all‘Ophen Virtual Art Gallery in cui si nota la grande qualità  e  maestria di questo importante artista di Velletri.

Mauro  Molinari, A1-2013 - Copia

 A questo punto ci sembra doveroso sottolineare che la produzione  “in forma di francobollo” per Molinari non è un semplice cambiamento di formato e di  funzione, stimolato dalle sollecitazioni dei temi trattati, ha sempre cercato  nel corso di questi anni di sperimentare visioni e immagini che indubbiamente, poi,  si ritrovano  presenti anche nelle opere pittoriche di questa  ultima e fortunata stagione  creativa. I suoi francobolli , quindi,  non devono essere intesi come semplici elaborazioni ludiche alternative alla sua  più conosciuta   produzione pittorica, ma ricerca “a tutto campo”  in  vista di un approfondimento da convogliare come esperienza  anche nella pittura. Praticamente “un laboratorio d’idee” da sperimentare ad ampio spettro. Questa ultima stagione lo vede impegnato a  svelare oscuri misteri e strani sortilegi, con una “verve” tutta  immaginativa e visionaria. Non è un caso se poi Mauro Molinari li chiama “Messaggeri”; profeti che condividono l’oscurità  e il mistero delle cose  per  divenire  anche portatori di conoscenza e  di verità. 

Mauro  Molinari, A-2000

La visione che ha Mauro Molinari è tutta improntata a svelare gli strani intrecci tra memoria e tempo in una sorta di struttura compositiva decisamente fluida, impalpabile, sfuggente dove la leggerezza dell’apparire  convive con la provvisorietà  e inconsistenza di un momento  lievemente sospeso. Le sue rappresentazioni “a-temporali”  smantellano la consueta logica di una narrazione e prospettano una visione quando mai  duttile, frammentata, in-oggettiva,  carica di momenti diversi che  s’intersecano e convivono contraddicendo la consueta e normale  rappresentazione conseguente di un racconto.  In Molinari i ricordi diventano  frammenti  di poesia sospesa e le presenze lacerti di un vivere  alienato e illogico  che caratterizza l’uomo contemporaneo,  in cui tutto è possibile in un succedersi di eventi e accadimenti in divenire altamente evocativi e poetici.       Giovanni  Bonanno

 

 

2 - l'artista

Mauro Molinari

 Nato a Roma, vive a Velletri (RM). La sua ricerca artistica si è svolta per cicli che vanno dai registri informali degli anni ’60 alla pittura scritta e alle geometrie modulari del ventennio successivo. Nel 1975 le sue opere sono presenti alla X Quadriennale di Roma. Nel 1974 personale alla galleria d’Arte Internazionale di Roma, pres. S. Giannattasio. Dal 1974 all’81 partecipa alle rassegne internazionali sul disegno della Fundació Joan Miró di Barcellona. Nel 1979 personale alla galleria Il Grifo di Roma , pres. D. Micacchi. Nel 1982 personale alla galleria Il Luogo di Roma, pres. M. Lunetta e C. Paternostro. Nel 1983  e 1985 partecipa all’International Drawing Biennale di Cleveland. Nel 1987 personale alla galleria Incontro d’Arte di Roma, pres. I. Mussa. Negli anni ’90 si dedica alla rielaborazione pittorica dei motivi tessili avviando un ciclo che dura più di 15 anni. Nel 1995 nasce la collana di Orditi & Trame, di cataloghi editi in proprio. Il primo illustra la mostra itinerante promossa dalla Tessitura di Rovezzano e presentata a Roma alla galleria Pulchrum, pres. L. de Sanctis. Nel 1998 personale allo Spazio de la Paix e alla Biblioteca Cantonale di Lugano,

pres. A. Veca. Dal 2000 al 2013 partecipa ai  Rencontrs Internationales di Marsiglia. Dal 2000 al 2008 collabora con la rassegna internazionale Miniartextil che si tiene a Como ogni anno. Nel 1999-2000 crea il ciclo Stellae Errantes sculture dipinte ispirate ai tessuti sacri, che è stato ospitato in numerosi musei italiani in occasione del Giubileo. Nel 2001 personali alla galleria Il Salotto di Como e al Museo Didattico della Seta di Como, pres. M. De Stasio. Nel 2001 personale al Museo  dell’Infiorata di Genzano, pres. C. F. Carli. Nel 2002 personale al Museo S. Maria di Cerrate Lecce, pres. L. Caramel. Nel 2003  sala personale al Musèe de l’Impression sur Ètoffes di Mulhouse, pres. L. Caramel. Nel 2004 personale a Oman Caffè di Como, pres. L. Caramel. Nel 2005 esposizione allo Spazio Mantero di Como e al Salons de l’Hôtel de Ville di Montrouge, pres. L. Caramel. Nel 2006 Salone d’Arte Moderna di Forlì, pres. F. Gallo, e sala personale al Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia, pres. L. Caramel. Nel 2007 personale alla Fondazione Venanzo Crocetti di Roma, pres. C. F. Carli e C. Paternostro. Nel 2008 sala personale alla VI Triennale Internazionale di Tournai, e personale  alla Biblioteca Angelica di Roma, pres. E. Di Raddo. Dal 2008 sviluppa un ciclo pittorico dove è centrale la figurazione, che si pone come naturale evoluzione del suo percorso creativo. Nel 2009 personale alla galleria Renzo Cortina di Milano, pres. A. Veca. Nel 2010 personale al Museo Carlo Bilotti di Roma, pres. A. Arconti e L. Canova. Nel 2011 e 2012 partecipa al Festival del Libro d’Artista di Barcellona, pres. E. Pellacani. Nel 2013 personale alla galleria Baccina Techne di Roma, pres. G. Evangelista.

 

  Hanno scritto sul suo lavoro

  Abbate, Apa, Apuleo, Arconti, Balmas, Battarra, Bentivoglio, Berenice, Bernasconi, Bilardello,Bonanno, Bonavita, Bonifati, Bono, Bortolaso, Boschi, Brambilla, Briccola, Broccoli, C. Briganti, Butazzi, Cappelli, Caldarelli, Calzavacca, Canova, Caramel, Carli, Carone, Casellini, Caso, Cassiano, Cattaneo, Chenis, Chiumenti, Collarile, Crescentini, Curonici, D’Agostino, de Candia, De Sanctis, de Stefano, Di Genova, Di Pasquale, Di Raddo, Doora, Esposito, Evangelista, C. Ferroni, G. Ferroni, Fonti, Formenti, Franceschetti, Frapiselli, Galbiati, Gallo, Gallian, Gigliotti, Gasparinetti, Gianna, Giannattasio, Hill, Guzzi, La Cava, Lazzari, Lago, Latini, Lombardi, Lunetta, Mambelli, Marino, Martusciello, Marziano, Mascetti, Masoero, Mendia, Micacchi, Miceli, Milizia, Mirante, Mussa, Nocca, Noya, Orsi Landini, Panetta, Pantalfini, Paternostro, Peri, Perfetti, Pignotti, L. Portoghesi, Pompas, Poso, Potente, Pratesi, Redaelli, Ria, Rocas, Scacco, Sciascia, G. A. Semerano, Serangeli, Severi, Sfrecola, Silvestrini, Simongini, Soldini, Spadoni, Spera, Tagliabue, Tebano, Tallarico, Tomasello, Vasta, Veca, Zaccagnini, ecc…

 

È presente su “La Storia dell’Arte Italiana del ‘900” di Giorgio Di Genova, edizioni Bora

    Nel 1994 ha creato la collana editoriale “Orditi & Trame”, a tutt’oggi sono stati pubblicati 18 volumi diversi a tiratura limitata con interventi d’artista.

    Nel 2011 ha creato la collana “I libri di Castello” (libri d’artista) esemplari unici con illustrazioni originali.

    Sue opere e pubblicazioni sono in istituzioni, musei e collezioni pubbliche e private.

    Per quotazioni: catalogo CAM Mondadori, artista segnalato nel 2013

    Studio/Archivio: via Paolina, 25 – 00049 Velletri (RM) ITALIA (cell. 328 6947561)

     E-mail: arte@mauromolinari.it  Web: www.mauromolinari.it   www.galleriabaccinatechne.it/mauro-molinari.html

                Sito storico Orditi & Trame: www.caldarelli.it/molinari.htm

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MOSTRA RETROSPETTIVA DI ANNA BOSCHI

 

Frammenti in-consci, tra segno, spazio e poesia.

2-Spazio Ophen Virtual Art  Gallery 

Anna Boschi, per oltre un quarantennio di attività artistica ha utilizzato in modo assiduo la linea, il collage e il colore. E’ stata  da sempre attratta  dalla  parola e dai materiali;  un tempo le sue “scritture” contenevano lo stratificarsi di carte e frammenti di giornale in una sorta di oscuri  “sudari  anemici” che misteriosamente  affioravano in attesa  di un possibile svelamento. Pagine scritte e frammenti di poesia messa  per un momento a decantare, scrittura come traccia ermetica di un messaggio poetico non del tutto svelato e in quando tale  teso in una dimensione  ancora provvisoria. Garze come frammenti di  intime passioni, come pagine di un libro in cui la scrittura, timidamente s’insinua tra le trame dell’immacolato tessuto per integrarsi in sofferto ma intenso rapporto comunicativo.

1 Installazione  di  Anna  Boschi, IL VOLO DEL POETA - 100 immagini 40x40

L’artista emiliana inizia l’attività artistica alla fine degli anni sessanta approdando  ben presto ad un linguaggio   maturo incentrato essenzialmente sul rapporto segno-scrittura e parola-immagine.  Segni come di una  scrittura stratificata tracciata per “appunti”. Le opere della fine degli anni novanta li chiamava “scritture” per questa sorta di  proficua interazione tra la parola e la pagina scritta. Definiamola pure “Nuova Scrittura, Poesia Visiva, Visual Poetry”, sta di fatto che la “parola poetica”  nelle diverse e possibili variazioni ha la possibilità di essere incisiva e di grande impatto espressivo con la conseguente capacità di inabissarsi  a livelli  più profondi  per poi ri-emergere in dinamiche  del tutto inaspettate e imprevedibili.  Lamberto Pignotti,  giustamente, parla di “Metonimia”  in cui il significante ha definitivamente sostituito il vero significato,  con  “un sovraccarico” e uno slittamento del senso e del significato della parola. C’è da segnalare  che non tutto viene completamente svelato; a dire il vero, alcune parole emergono dal flusso della scrittura evidenziandosi in modo prepotente e più compiuto, molto spesso, però, rimane anche assorbita o intrappolata nel tessuto fluido della superficie dell’opera in attesa di essere  opportunamente decifrata.  

Un viaggio in divenire,  trascorrente, pregno di sovrapposizioni  e stratificazioni di tracce di  pensiero che emergono in una dimensione  seppur labile. Ciò che  ha fatto Anna Boschi  in  tanti anni  di attività è  disseminare frammenti di senso oscuro in attesa che qualcuno  possa   concretamente raccoglierli e  interpretarli. Insomma, una sorta di “appunti privati”  in cui si evidenzia un lento e inesorabile trascorrere del tempo inteso come flusso  in costante movimento capace di metamorfizzarsi in segni emotivi e  in scarti poetici. Di certo, la ricerca, l’invenzione e l’interpretazione del presente hanno  bisogno di strumenti nuovi atti a mettere a fuoco e definire una nuova e possibile strategia. Segno, scrittura, calligrafia e colore si depositano  sulla superficie dell’opera sedimentandosi in lacerti di colore e in “parole incantate” che s’intrecciano tra loro alla ricerca di un nuovo e possibile ordine. Il collage, poi, è stato l’altro strumento  essenziale che ha permesso  all’artista bolognese  di mettere a fuoco  tale   problematica.  

-  IN-CONSCIO N 2, 60x60,  2012 - ridotto

Nelle recenti opere le “calligrafie” di Anna Boschi si “relazionano tra loro” per dare vita ad una “weltanschauung” del tutto originale supportata dall’uso del collage e anche dell’immagine  che si  integrano ora alla ricerca di una nuova forma, in un diverso  accordo poetico con il fattivo contributo di diversi materiali che partecipano attivamente ad un vibrare armonico e libero. La ricerca dell’artista bolognese è stata ancorata, da sempre,  all’evento  temporale che non viene mai definito e trattato in modo consequenziale come un normale e semplice racconto. Infatti, è la magia dell’apparizione che ha innervato in questi lunghi anni tutto il suo lavoro con  presenze e frammenti di materia  trovata e riutilizzata come  per esempio la carta e i cartoni o come le scritte di un libro o di un giornale. “Calligrafie, la vita segreta delle parole, il silenzio delle parole, per parole e immagini”, sono  solo alcuni  titoli di mostre che Anna Boschi ha realizzato durante questi lunghi 40 anni di attività.

Oggi, con i “progetti in-consci” del 2013, il tempo sembra che voglia davvero dilatarsi a dismisura con la materia che si trasforma  in lievi  e soavi impasti e  in delicate tonalità, con il conseguente affioramento di  “sottili incanti” che contagiano compiutamente gran parte dello spazio pittorico.

Un procedere decisamente assorto verso un altrove possibile; con le “Mappe  Geography” il dilatarsi dello spazio e del tempo  incorporano  opportunamente tracce  e frammenti di essenza in-conscia tra un divenire essenzialmente mobile,  in un rapporto di pura e collaborativa integrazione. Un tempo era la grafia e l’apparizione, ora  è il colore  e lo spazio dilatato “noosferico”  a interessare l’artista emiliana. Prima era il sudario e l’oscuro mistero, ora e la geografia degli spazi dilatati che diventano luoghi d’interesse e d’indagine conoscitiva. Nelle ultime opere, inoltre, si notano  in prossimità delle periferie delle tavole,  zone di collage tra immagine e parola concepiti come momenti provvisori di stasi prima di un nuovo  e altro incedere dentro la superficie dell’opera. Tracce e grafie, quindi, definite come memorie di tempo evanescente,  mappe  geometriche e nel contempo geografiche che si dilatano  a dismisura in delicate  superfici  di lilla brillanti e di grigi lucenti  che sembrano  distese infinite.  Sottili ansie affiorano a tratti qua e là. L’opera, tra la ricerca di un ordine e il momentaneo disordine raccoglie i “frammenti in-consci del nostro precario esistere” e si fa luogo e campo  di insolite apparizioni percettive alla ricerca di un nuovo valore e significato da assegnare al mistero delle cose.                                                           Giovanni  Bonanno,  luglio 2013

 

 

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Anna Boschi è nata a Castel S.Pietro Terme-BO. Inizia il suo percorso alla fine degli anni Sessanta, privilegiando la sperimentazione dei materiali. Espone dal 1974 e dal 1982 si dedica esclusivamente all’attività artistica e a tutt’oggi ha al suo attivo oltre cinquanta personali e numerose mostre di gruppo in Italia e all’estero. Nel corso della sua ricerca rivolge particolare attenzione alla Poesia Visiva e ai Libri d’artista-Libri-oggetto, partecipando a rassegne internazionali con opere in cui il segno-scrittura si pone in collisione con l’immagine-  Dal 1984 entra a far parte del circuito della Mail Art (Arte Postale) partecipando a mostre internazionali, dando vita ad un ampio archivio ed è promotrice a sua volta di ventitre progetti (di cui dieci curati per il Comune di Castel S.Pietro Terme-Bologna). Dal 1993 al 1997 ha organizzato i “Mailartincontriamoci a Castel S.Pietro Terme”, eventi di performances, installazioni e azioni poetiche. Nel 2003 ha preso parte alla Biennale di Venezia con il Gruppo Brain Academy Apartment – “Sezione Extra 50”. Molti cataloghi e antologie documentano il suo lavoro (anche “A point of View-Visual Poetry, the 90s” – a cura di Dmitri Bulatov – Kaliningrad-Russia e Art-Books in Italy – 1960-1998 a cura di by Liliana Dematteis – Giorgio Maffei). Successivamente inaugura al PYRAMIDA Center for Contemporary Art di Haifa (Israele) la personale di Poesia Visiva “My Moticos for a Peace Network”, a cura di Avraham Eilat. Nel luglio 2006 – in collaborazione con Mediateca delle Marche e MUSINF di Senigallia – è invitata ad allestire la mostra “Omaggio a Ray Johnson” in occasione della inaugurazione del Civico Museo di Montecarotto (AN).   Nello stesso mese,   in occasione del DADA al MOMA Museum, partecipa a New York al “Dadaweek”, un meeting relativo alla New York Correspondance School & Bay Area Dadaists sul tema Dada-Fluxus-Mail Art Internazionale. Nel settembre 2007 espone nella mostra “PER PAROLE E IMMAGINI” – Tra poesia visiva ed espressioni segniche – allestita presso il Museo Bargellini di Pieve di Cento, a cura di Vittoria Coen. Nel mese di maggio 2008 prende parte alla Rassegna “LA PAROLA MOSTRA IL SUO CORPO” – forme della verbovisualità contemporanea – presso il Museo della Carale Accattino di Ivrea. Nel 2009 è invitata alla Retrospettiva “Ray Johnson, please add to & return” presso la Galleria Raven Row di Londra, dove ha presentato il libro “Ray Johnson e la Mail Art – Retrospettive e testimonianze”.  Nel mese di settembre 2010 organizza per conto del Comune di Castel S.Pietro Terme la rassegna ARTBOOKS IN ARCHIVIO – esposizione internazionale di libri d’artista/libri-oggetto in concomitanza e con il logo di ARTELIBRO a Bologna.  Nel 2012 organizza ed allestisce presso il Civico Museo della Grafica e della Mail Art di Montecarotto-AN  e presso la  Galleria d’Arte Contemporanea di Castel S.Pietro Terme-BO – la rassegna internazionale dedicata al cinquantesimo della Mail Art : “1962-2012 – 50 YEARS OF MAIL ART in homage to Ray Johnson” con la partecipazione di 400 Artisti di 37 Nazioni.

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“Wunderkammer Artistamps And Cabinet Of Curiosities”

è il titolo della seconda collettiva internazionale dedicata ai 70 anni di Marcello Diotallevi e in particolare al francobollo d’artista. Nasce in contemporanea con le proposte della 55° Biennale Internazionale di Venezia e va a integrare la prima parte della collezione già esposta nel dicembre 2012 dal titolo “In Forma di Francobollo”.

opera invito

opera invito

Sono presenti a questa seconda importante rassegna internazionale ulteriori 93 opere realizzate appositamente da Marcello Diotallevi, Shozo Shimamoto, Ben Vautier, Walter Valentini, P. Scirpa, Lamberto Pignotti, G. A. Cavellini, Tomaso Binga, Mirella Bentivoglio, Ingrid Behm, Mauro Molinari, Henning Mittendorf, Giovanni Bonanno, Hans Braumuller, Renata e Giovanni Strada, Anna Banana, Claudio Romeo, Fulgor C. Silvi, Silvana Alliri, Osvaldo Cibils, Lorenzo Di Cecco, Oronzo Liuzzi, Antonio De Marchi Gherini, Fausto Paci, Luc Fierens, C. Mehrl Bennett, Antonio Sassu, Mauro Manzoni Sala, Mirta Caccaro, Darlene Altschul, Bruno Maisons, Domenico Ferrara, Franco Flaccavento, Daniel Daligand, Clara Paci, J. A. Everaers (Ever Arts), Antonio Delle Rose, Glauco, Lendaro, Camiless, e Donatella Stamer, Diane Bertrand, Carol Stetser, BuZ Blurr, Ko De Jonge, Bobo Banchi, Edwin Warney, Ptrzia Tictac, Pascal Lenoir, Andrea Bonanno, Alfonso Caccavale, Gyorgy Galantai, Alfio Fiorentino, Skotoor Neal Taylor, Franco Zingaretti, DR Phil Klaus Groh, Katerina Nikoltsou, Marina Salmaso, Otto D Sherman, Giuseppe Riccetti, Birger Jesch, Fernando Aguiar, Guglielmo Chiara Diamantini, Marco Vincenzi, Luisa Bergamini, Gil David, Fernanda Fedi, Gino Gini, Marinella Giandelli, Maurizio Follin e Gabriella Gallo, Patrizio Scarabottolo, Remy Penard, Natale Cuciniello, Francesca Cataldi, Vittorio Tonon, Daniel De Cullà, Bruno Cassaglia, Mogens Otto Nielsen, Eric Bensidon, Matthew Rose, Vittore Baroni, Takayo Tominaga, Jorg Seifert, Casana Rosso, Miche – Art – Universalis, Schoko Rora & Dobrica Kamperelic, Umberto Basso, Peter A. Leigh, Gianni Broi, Alexander Kholopov, Natalie Lamanova, Roberto Recanatesi, Cheryl Penn, Eni Ilis, M. Greenfield e Giovanni Fontana. Altri 93 autori internazionali che hanno voluto essere presenti a tale nuovo appuntamento. A definitiva scadenza del progetto la collezione di “Artistamps” del Bongiani Ophen Art Museum di Salerno annovera già 530 opere di qualità realizzate da 193 artisti internazionali. Crediamo, davvero, che sia già una delle più vaste e importanti collezione virtuali presenti e visibili permanentemente nel Web.

“Wunderkammer”, in italiano significa camera delle meraviglie, è un’espressione appartenente alla lingua tedesca, usata per indicare particolari ambienti in cui, dal XVI secolo al XVIII secolo, i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari per le loro caratteristiche intrinseche ed esteriori. Per noi una raccolta di oggetti straordinari è senza dubbio quella creata dagli artisti in forma di francobollo, conosciuta anche con il termine “Artistamps”. Per gli artisti postali “Wunderkammer” è “il cabinet” della ricerca, dell’invenzione e della libertà poetica, è l’angolo e la camera dei sogni e dei desideri dove ogni curiosità può essere liberamente indagata. La Mail Art, ideata da Ray Johnson negli anni ’60, nasce come fenomeno artistico “underground” condividendo le proposte del movimento Fluxus: una forma d’arte essenzialmente e totalmente svincolata da giochi di potere e libera da qualsiasi logica produttiva. Le opere di Mail Art, spedite per posta viaggiano da un capo all’altro del pianeta e molto spesso si completano con i timbri, francobolli, adesivi e persino elementi tridimensionali. Le buste, e i francobolli sono la chiara testimonianza di un viaggio che finisce per fare parte dell’opera stessa.
Con il termine Artistamps, quindi, si intendono espressamente i “Francobolli d’Artista”) le creazioni grafiche degli artisti che orbitano di preferenza nella Mail Art, nella Poesia visiva e più in generale nella cosiddetta arte Concettuale, opere che ricordano e reinterpretano in maniera originale le affrancature emesse dai Servizi postali ufficiali delle varie nazioni. Nei progetti di Mail Art l’utilizzo di Artistamp testimoniano il passaggio avvenuto tra l’emittente e il ricevente. In genere Il francobollo è prodotto su carta, stampato da una parte e a volte persino gommato sul retro come nel caso dei francobolli creati da Marcello Diotallevi che hanno tutte le caratteristiche formali di un vero e autentico francobollo legale. L’unica differenza tra un francobollo legale e un francobollo d’artista, è essenzialmente la non possibilità di essere adoperato come normale affrancatura. La creazione di Artistamp creati da questi artisti alternativi alle proposte ufficiali, vengono creati con diverse tecniche, sia manuali che digitali. Molti autori producono persino anche annulli postali di fantasia (Cancellations) realizzati, per consuetudine, incidendo gomme per cancellare (Rubber eraser) oppure utilizzando materiali poveri e di riciclo, questi annulli appaiono sul fronte o sul retro come timbri e riportano un motto o una sigla particolare dell’autore dell’opera.
Si sa che Il primo autentico francobollo è stato ideato dall’inglese Rowland Hill il 6 maggio del 1840, (1 penny, noto come ” Penny Black ” , inciso da W.Wron); i primi veri francobolli al mondo, francobolli adesivi, distribuiti con una incisione elegante della giovane regina Vittoria rigorosamente in carta. Tradizionalmente i francobolli sono in carta, di forma quadrangolare o rettangolare e di piccolo formato. Tuttavia, sono stati prodotti francobolli di diverse forme, rotondi, triangolari, pentagonali o di forma non geometrica come nel caso dei francobolli a forma di frutta. Raramente sono stati anche prodotti francobolli non di carta, come i francobolli della Svizzera fatti parzialmente di pizzo o della DDR composti da fibre sintetiche. Sono stati inoltre emessi francobolli anche su lamine metalliche. Di recente La Repubblica Italiana, precisamente il 2 luglio 2007, per commemorare il patrimonio artistico rappresentato dalla Basilica di San Vincenzo in Galliano di Cantù ha emesso persino un francobollo in legno impiallacciato di betulla. Come dalla filatelia “alternativa degli artisti postali, anche la filatelia ufficiale contemporanea cerca in tutti i modi di aggiornarsi, tuttavia, dobbiamo constatare che i francobolli creati dagli artisti postali e concettuali sono sempre un pò più avanti sia per invenzione che per qualità creativa. Essi si ribellano in tutti i modi possibili al mondo costrittivo delle emissioni di stato dando vita, con intenti spesso sociali, satirici e ludici ad un mondo carico di creatività.
I primi artisti che avevano prodotto francobolli alternativi a quello del vero circuito del cartavalori legale sono stati alcuni pionieri come Michael V. Hitrovo e Karl Schwesig. Tra i primi e più noti esemplari di francobolli d’artista documentati, è sicuramente un bel francobollo dipinto completamente di blu nel 1957 da Yves Klein, mentre l’artista Donald Evans deceduto nel 1967, utilizzò il piccolo formato dentellato per una sterminata produzione di minuziosi acquerelli poi esposti in raccoglitori filatelici, fino alle ricerche concettuali degli artisti Fluxus, e quindi, alla diffusione planetaria tramite il network della rete dell’Arte Postale. Anche Il padre della Poesia Visiva, Lamberto Pignotti, presente anche in questa stessa seconda rassegna internazionale dedicata a Marcello Diotallevi, negli stessi anni Sessanta, precisamente tra il 1966 e il 1968, ha dato vita alla sperimentazione dell’importante serie dei ‘Francobolli’ (collage di parole e immagini), associando ad un francobollo messaggi che apparentemente non mostrano nessun legame con la vignetta, in cui la creatività è stimolata dai generi del fumetto e del fotoromanzo. “I balloon decontestualizzati vengono utilizzati per «far parlare» personaggi celebri attraverso un’immagine semplificata. L’effetto prodotto dall’accostamento, antitetico è spiazzante e riesce, attraverso un’azione apparentemente ludica a attivare un dialogo su più livelli. L’artista toscano confessa: “mi interessa il discorso dello spaesamento, della de-contestualizzazione”, e infatti, le frasi aggiunte ai francobolli spostano l’attenzione e il significato proposto dalla carta valore.

Dello stesso periodo è anche la produzione di Guglielmo Achille Cavellini, artista italiano che nel 2014 ricorre il centenario della nascita e quindi le celebrazioni. GAC come preferiva farsi chiamare, tra il 1966 e il 68 crea i francobolli in legno e poi, nel 1968 – 70 con i carboni combusti la serie di lavori relazionabili al concetto di celebrazione. Il francobollo è ora un esempio concreto.

Anche Marcello Diotallevi, l’artista a cui è dedicato questo progetto internazionale, proprio negli anni 80 inizia a realizzare i primi francobolli, precisamente nel 1984 (qualche anno prima, aveva creato qualche esemplare unico di cui, purtroppo, non si ha più la reale documentazione dell’operazione artistica). Secondo Marcello Diotallevi “i francobolli d’artista stanno a quelli ufficiali come i libri d’artista a quelli che fanno letteratura”, confessando: “Sebbene essi non appartengano alla filatelia ufficiale, morfologicamente le sono vicini, appaiono traforati, la carta è gommata, hanno un valore facciale e qualcosa da celebrare”. così l’artista definisce il proprio lavoro. Dal 1984, in tutto, ne ha realizzati una ventina sempre di grande qualità creativa. Negli stessi anni di Diotallevi, Cavellini crea la serie interessantissima di lavori prodotti su carta che si sviluppa a tutti gli anni novanta,(anno della morte). Anche diversi altri artisti come David Hockney, Ralph Steadman e Allen Jones hanno prodotto francobolli d’artista, realizzate appositamente in occasione dello sciopero generale delle Poste inglesi del 1971. Oggi la produzione dei francobolli d’artista è sterminata e comprende opere di importanti artisti che hanno da tempo dedicato forze e attenzione a tale forma di espressione, artisti di grande interesse che hanno voluto essere presenti in queste due collettive internazionali.

Ormai, molti artisti soprattutto postali e concettuali si costruiscono il proprio francobollo, che diviene così un messaggio nel messaggio. un’arte che si accontenta delle piccole dimensioni d’un francobollo per poter viaggiare più comodamente e gratuitamente superando barriere e limiti. Tra i prodotti mail-artistici più curiosi, i francobolli hanno un fascino davvero particolare includendo le ridotte dimensioni racchiudono un mondo in cui l’arte sovverte un codice – quello postale – fatto di formato, contorno per lo più dentellato, iconografia, indicazione dello stato ed infine del valore. Un’arte, quindi, apparentemente inoffensiva, spesso potenzialmente divertente, capace però di superare lunghe distanze planetarie, innescando tramite una sorta di «cavallo di Troia» meccanismi relazionali e comunicativi e soprattutto veicolare il proprio messaggio in relazione ad una filatelia alternativa “ di frontiera”, contrassegnata dalla più sfrenata e originale invenzione poetica.    Giovanni Bonanno

 
L'artista Marcello  Diotallevi

MARCELLO DIOTALLEVI
Nato nel 1942 a Fano. E’ vissuto per lungo tempo a Roma dove per un decennio ha esercitato l’attività di restauratore presso il Laboratorio di Restauro in Vaticano. Ha inizio in quegli anni anche la sua attività artistica all’insegna dell’irrequietezza. Come pittore prima, poi come scultore nei primi anni Settanta, quindi per qualche tempo si occupa di grafica e infine inizia a scrivere. Verso la fine degli anni Settanta hanno inizio le sue incursioni nell’area della Mail Art e della Poesia Visiva di cui è tuttora un impegnato protagonista. In oltre quarant’anni di attività artistica ha collaborato con suoi interventi a libri e riviste nazionali e internazionali. Nel corso del tempo ha tenuto varie mostre personali nelle maggiori città italiane, partecipando nel contempo a esposizione collettive in tutto il mondo. Si occupa in prevalenza di installazione, Poesia Visiva e Mail Art. E’ l’autore della copertina della Guida al Musée National d’Art Moderne – Centre Georges Pompidou di Parigi (Hazan Editeur 1983). Nel 2003 riceve l’invito a tenere una performance nella Sezione “Extra 50” della 50esima Edizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia ma, non essendo egli un performer, declina l’invito. Nel 2007 è stato invitato alla 52esima Biennale di Venezia e poi nel 2011 alla 54 Biennale di Venezia, Padiglione Tibet, a cura di Ruggero Maggi. Dal 1974 vive e lavora a Fano.

 

Qui di seguito vengono elencati tutti gli artisti presenti nelle due rispettive collettive internazionali dedicate al francobollo d’artista:

Marcello Diotallevi, Michel Della Vedova, Giancarlo Pucci, Francesco Mandrino, Ruggero Maggi, Emilio Morandi, Paolo Scirpa, Clemente Padin, Anna Boschi, Alexander Limarev, Vittore Baroni, Andrea Bonanno, Carlo Iacomucci, Lancillotto Bellini, Rosanna Boraso, Ezio Ferrari, Alberto Vitacchio, Giovanni Bonanno, Lamberto Pignotti, Guido Bondioli, Fulgor C. Silvi, Giuseppe Denti, Domenico Severino, Willie Marlowe, Carla Bertola, Gian Paolo Roffi, Carmela Corsitto, Serse Luigetti, Salvatore Anelli, Claudio Grandinetti, Bruno e Liliana Tonucci, John Held JR, Simone Affabris, Darlene Altschul, Greta Schodl, Antonio Di Gaspero, Sergio Poddighe, Rolando Zucchini, Ernesto Terlizzi, Francesco Aprile, M. P. Fanna Roncoroni, Stathis Chrissicopulos, Tarcisio Pingitore, Teo De Palma, Giuliano Mammoli, Jean-Noel Laszlo, Daniel Daligand, Franco Massanova, Eugenio Giannì, Irma Blank, Mauro Molinari, Oh Boy Mailart, Keith Bates, Christine Tarantino, Roberto Scala, Adriano Bonari, Giorgio Regnicoli, Rosanna Veronesi, Michele Caldarelli, Fernando Andolcetti, Oliviero Olivieri, Roberto Vincenzo Zito, Guglielmo Girolimini, Gianni Ottaviani, Anna Alessandroni, Enzo Mula, Francesco Guerrieri, Lucia Marcucci, Davide Argnani, Franco Gordano, Maryse Aspart Cena, Cosimo Cimino, Rossella Izzo, Giordano Bruno Galli, Sergio Cena, Sophia Martinou, Adriano Di Giacomo, Anna Cochetti, Gabriella Maramieri, Angela Noya Villa, Paolo Carnevale, Lillo Giuliana, Angela Caporaso, Anna Seccia, Lucio Del Gobbo, Dino Sileoni, Franco Spena, Patrizia Battaglia, Gugliemo Achille Cavellini, Shozo Shimamoto, Ben Vautier, Mirella Bentivoglio, Bruno Cassaglia, Claudio Romeo, C. Mehrl Bennett, Anna Banana, Oronzo Liuzzi, Hans Braumuller, Mauro Manzoni Sala, Jorg Seifert, Ingrid Behm, Luc Fierens, Walter Valentini, Renata e Giovanni Strada, Mirta Caccaro, Tomaso Binga, Lorenzo Di Cecco, Antonio Sassu, Silvana Alliri, Antonio De Marchi Gherini, Marco Vincenzi, Ptrzia Tictac, Bobo Banchi, Alfio Fiorentino, Antonio Delle Rose, Fernando Aguiar, Edwin Varney, Pascal Lenoir, Bruno Maisons, Birger Jesch, Domenico Ferrara, Alfonso Caccavale, Ko De Jonge, Franco Flaccavento, Giuseppe Riccetti, BuZ Blurr, Chiara Diamantini, Marina Salmaso, Dr phil. Klaus Groh, J. A. Everaers (Ever Arts), Katerina Nikoltsou, Skotoor Neal Taylor, Glauco, Lendaro, Camiless, e Donatella Stamer, Franco Zingaretti, Otto D Sherman, Clara Paci, Carol Stetser, Gyorgy Galantai, Diane Bertrand, Alexander Kholopov, Mogens Otto Nielsen, Roberto Recanatesi, Luisa Bergamini, Umberto Basso, Maurizio Follin e Gabriella Gallo, Natale Cuciniello, Remy Penard, Patrizio Scarabottolo, Matthew Rose, Gianni Broi, Francesca Cataldi, Vittorio Tonon, Miche – Art – Universalis, Osvaldo Cibils, Giovanni Fontana, Cheryl Penn, M. Greenfield, Natalie Lamanova, Gino Gini, Gil David, Fausto Paci, Takayo Tominaga, Rora & Dobrica Kamperelic, Eni Ilis, Eric Bensidon, Daniel De Cullà, Fernanda Fedi, Marinella Giandelli, Peter A. Leigh, Schoko Casana Rosso, Henning Mittendorf.

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“Wunderkammer Artistamps And Cabinet Of Curiosities”/ Marcello Diotallevi

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
Via S. Calenda, 105 – Salerno

”WUNDERKAMMER ARTISTAMPS”
-And Of Cabinet Curiosities-
70 Years di Marcello Diotallevi

MOSTRA COLLETTIVA INTERNAZIONALE
DI FRANCOBOLLI D’ARTISTA
1 giugno – 31 agosto 2013
Inaugurazione: Sabato 1 giugno 2013, ore 18.00

Ophen Virtual Art Gallery, Via S. Calenda, 105 – Salerno Tel/Fax 089 5648159
e-mail: bongiani@alice.it – Web Gallery: http://www.ophenvirtualart.it/
Orario: tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.30

“Wunderkammer Artistamps And Cabinet Of Curiosities” è il titolo della seconda collettiva internazionale a cura di Giovanni Bonanno dedicata ai 70 anni di Marcello Diotallevi e in particolare al francobollo d’artista. Nasce in contemporanea con le proposte della 55° Biennale Internazionale di Venezia e va a integrare la prima parte della collezione già esposta nel dicembre 2012 dal titolo “In Forma di Francobollo”.

Sono presenti a questa seconda importante rassegna internazionale ulteriori 93 opere realizzate da Walter Valentini, P. Scirpa, Ben Vautier, Marcello Diotallevi, Lamberto Pignotti, Shozo Shimamoto, G. A. Cavellini, Tomaso Binga, Mirella Bentivoglio, Ingrid Behm, Mauro Molinari, Henning Mittendorf, Giovanni Bonanno, Hans Braumuller, Renata e Giovanni Strada, Anna Banana, Claudio Romeo, Fulgor C. Silvi, Silvana Alliri, Osvaldo Cibils, Lorenzo Di Cecco, Oronzo Liuzzi, Antonio De Marchi Gherini, Fausto Paci, Luc Fierens, C. Mehrl Bennett, Antonio Sassu, Mauro Manzoni Sala, Mirta Caccaro, Darlene Altschul, Bruno Maisons, Domenico Ferrara, Franco Flaccavento, Daniel Daligand, Clara Paci, J. A. Everaers (Ever Arts), Antonio Delle Rose, Glauco, Lendaro, Camiless, e Donatella Stamer, Diane Bertrand, Carol Stetser, BuZ Blurr, Ko De Jonge, Bobo Banchi, Edwin Warney, Ptrzia Tictac, Pascal Lenoir, Andrea Bonanno, Alfonso Caccavale, Gyorgy Galantai, Alfio Fiorentino, Skotoor Neal Taylor, Franco Zingaretti, DR Phil Klaus Groh, Katerina Nikoltsou, Marina Salmaso, Otto D Sherman, Giuseppe Riccetti, Birger Jesch, Fernando Aguiar, Guglielmo Chiara Diamantini, Marco Vincenzi, Luisa Bergamini, Gil David, Fernanda Fedi, Gino Gini, Marinella Giandelli, Maurizio Follin e Gabriella Gallo, Patrizio Scarabottolo, Remy Penard, Natale Cuciniello, Francesca Cataldi, Vittorio Tonon, Daniel De Cullà, Bruno Cassaglia, Mogens Otto Nielsen, Eric Bensidon, Matthew Rose, Vittore Baroni, Takayo Tominaga, Jorg Seifert, Casana Rosso, Miche – Art – Universalis, Schoko Rora & Dobrica Kamperelic, Umberto Basso, Peter A. Leigh, Gianni Broi, Alexander Kholopov, Natalie Lamanova, Roberto Recanatesi, Cheryl Penn, Eni Ilis, M. Greenfield e Giovanni Fontana. Altri 93 autori internazionali che hanno voluto essere presenti a tale nuovo appuntamento. A definitiva scadenza del progetto la collezione di “Artistamps” del Bongiani Ophen Art Museum di Salerno annovera già 529 opere di qualità realizzate da 193 artisti internazionali. Crediamo, davvero, che sia già una delle più vaste e importanti collezione virtuali presenti e visibili permanentemente nel Web.

MARCELLO DIOTALLEVI:
Nato nel 1942 a Fano. E’ vissuto per lungo tempo a Roma dove per un decennio ha esercitato l’attività di restauratore presso il Laboratorio di Restauro in Vaticano. Ha inizio in quegli anni anche la sua attività artistica all’insegna dell’irrequietezza. Come pittore prima, poi come scultore nei primi anni Settanta, quindi per qualche tempo si occupa di grafica e infine inizia a scrivere. Verso la fine degli anni Settanta hanno inizio le sue incursioni nell’area della Mail Art e della Poesia Visiva di cui è tuttora un impegnato protagonista. In oltre quarant’anni di attività artistica ha collaborato con suoi interventi a libri e riviste nazionali e internazionali. Nel corso del tempo ha tenuto varie mostre personali nelle maggiori città italiane, partecipando nel contempo a esposizione collettive in tutto il mondo. Si occupa in prevalenza di installazione, Poesia Visiva e Mail Art. E’ l’autore della copertina della Guida al Musée National d’Art Moderne – Centre Georges Pompidou di Parigi (Hazan Editeur 1983). Nel 2003 riceve l’invito a tenere una performance nella Sezione “Extra 50” della 50esima Edizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia ma, non essendo egli un performer, declina l’invito. Nel 2007 è stato invitato alla 52esima Biennale di Venezia e poi nel 2011 alla 54 Biennale di Venezia, Padiglione Tibet, a cura di Ruggero Maggi. Dal 1974 vive e lavora a Fano.

“Wunderkammer Artistamps”
And Cabinet Of Curiosities

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY
Via S. Calenda, 105 – Salerno
1 giugno 2013 – 31 agosto 2013
Inaugurazione: sabato 1 giugno 2013, ore 18.00
Orario: tutti i giorni ore 17.00 – 20.30

e-mail: bongiani@alice.it
Web Gallery: http://www.ophenvirtualart.it/

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IN FORMA DI FRANCOBOLLO/ 70 Years di Marcello Diotallevi

 

Lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno nasce nel 2009 come uno spazio sperimentale cercando da subito di far capire che la sola legge del mercato non necessariamente prevale sul dato culturale e creativo. Anzi, molto spesso la produzione alternativa degli artisti cosiddetti “ di frontiera” raggiunge altissimi livelli innovativi e poetici al di sopra dagli standard imposti dal sistema ufficiale dell’arte contemporanea proprio perché gli artisti che io considero “di confine”, in particolar modo gli artisti postali, si trovano volutamente a condividere un nuovo modo d’intendere la comunicazione al di fuori di un normale e asettico circuito di norma commerciale. La Mail Art, ideata da Ray Johnson degli anni ’60, nasce, appunto, come fenomeno essenzialmente artistico condividendo le proposte del movimento Fluxus in una sorta di forma d’arte totalmente relazionale e “underground”, svincolata dai logici schemi produttivi proposti dalle gallerie commerciali. Le opere di Mail Art, spedite per posta viaggiano da un capo all’altro del pianeta e molto spesso si completano con i timbri, francobolli, adesivi e persino elementi tridimensionali. Le buste, e i francobolli sono la chiara testimonianza di un viaggio che si arricchisce sempre più di nuove proposte comunicative diventando molto spesso opere d’arte.

700-Cartolina  Invito di Giovanni Bonanno  - In Forma di Francobollo. dedicata ai 70 anni di Marcello Diotallevi.

Per celebrare la ricorrenza del 70° compleanno di Marcello Diotallevi (24 aprile 1942) gli artisti si sono impegnati a lavorare su una matrice atta ad ospitare la propria personale visione, cercando in linea di massima di rispettare le caratteristiche base di un vero francobollo. Perché possano venire considerati francobolli d’artista (artistamps), i lavori devono avere forma di francobollo, che poi questa forma base venga spesso stravolta fa parte dell’operazione artistica, sempre nel limite che essa sia ancora riconoscibile e quindi possa essere ancora recepita visivamente in quanto tale. Per far sì che un limite venga davvero superato occorre che ci sia la premessa e quindi l’illusione di avere in mano un “francobollo”. Tuttavia, se sono “in forma di francobollo”, non vuol dire necessariamente che i francobolli d’artista “lo sono davvero” quindi, non sono semplici creazioni tipografiche a valore legale in funzione di una reale spedizione postale. Si accetta provvisoriamente la forma di un francobollo per indicare una funzione momentanea, per poi, subito dopo, trovare un diverso ordine e sbocco linguistico, diventando molto spesso efficace messaggio poetico capace di viaggiare e superare barriere e limiti fittizi. Ecco svelato il potere dirompente, trasformatore e liberatorio della parola “In Forma” capace di dominare, nonostante la provvisoria condizione di condividere in parte le caratteristiche base di un francobollo. In questa prima rassegna vengono esposti 88 opere realizzate appositamente da altrettanti artisti internazionali che per questa occasione hanno voluto esserci.

Artisti presenti a questa Rassegna Internazionale:
Marcello Diotallevi, Michel Della Vedova, Giancarlo Pucci, Francesco Mandrino, Ruggero Maggi, Emilio Morandi, Paolo Scirpa, Clemente Padin, Anna Boschi, Alexander Limarev, Vittore Baroni, Andrea Bonanno, Carlo Iacomucci, Lancillotto Bellini, Rosanna Boraso, Ezio Ferrari, Alberto Vitacchio, Giovanni Bonanno, Lamberto Pignotti, Guido Bondioli, Fulgor C. Silvi, Giuseppe Denti, Domenico Severino, Willie Marlowe, Carla Bertola, Gian Paolo Roffi, Carmela Corsitto, Serse Luigetti, Salvatore Anelli, Claudio Grandinetti, Bruno e Liliana Tonucci, John Held JR, Simone Affabris, Darlene Altschul, Greta Schodl, Antonio Di Gaspero, Sergio Poddighe, Rolando Zucchini, Ernesto Terlizzi, Francesco Aprile, M. P. Fanna Roncoroni, Stathis Chrissicopulos, Tarcisio Pingitore, Teo De Palma, Giuliano Mammoli, Jean-Noel Laszlo, Daniel Daligand, Franco Massanova, Eugenio Giannì, Irma Blank, Mauro Molinari, Oh Boy Mailart, Keith Bates, Christine Tarantino, Roberto Scala, Adriano Bonari, Giorgio Regnicoli, Rosanna Veronesi, Michele Caldarelli, Fernando Andolcetti, Oliviero Olivieri, Roberto Vincenzo Zito, Guglielmo Girolimini, Gianni Ottaviani, Anna Alessandroni, Enzo Mula, Francesco Guerrieri, Lucia Marcucci, Davide Argnani, Franco Gordano, Maryse Aspart Cena, Cosimo Cimino, Rossella Izzo, Giordano Bruno Galli, Sergio Cena, Sophia Martinou, Adriano Di Giacomo, Anna Cochetti, Gabriella Maramieri, Angela Noya Villa, Paolo Carnevale, Lillo Giuliana, Angela Caporaso, Anna Seccia, Lucio Del Gobbo, Dino Sileoni, Franco Spena, Patrizia Battaglia.

 

La collezione di opere di Artistamps attualmente visibile permanentemente al Bongiani Ophen Art Museum di Salerno nasce per caso, da un’idea provvisoria; i lavori spediti dagli artisti per posta dovevano essere utilizzati semplicemente per una mostra collettiva come omaggio ai 70 anni di Marcello Diotallevi. Quindi, non era stata concepita come una raccolta per una collezione di Artistamps. Tuttavia, in breve tempo ci siamo accorti che le opere create da 112 artisti erano più di 330, per cui bisognava renderle visibili programmando così due mostre collettive di respiro internazionale dedicate espressamente a Marcello Diotallevi; per l’appunto, quella di dicembre 2012 dal titolo “IN FORMA DI FRANCOBOLLO” e l’altra programmata a partire dal 1 giugno al 31 agosto 2013 dal titolo: “WUNDERKAMMER/ARTISTAMPS AND CABINET OF CURIOSITIES”, in contemporanea con la 55° Biennale Internazionale di Venezia. Attualmente, crediamo che questa particolare “raccolta” sia già una delle poche e interessanti collezioni virtuali di “Artistamps” presenti e visibili in modo organico nel Web.

Settant’anni tra buste, lettere al mittente, lettere autografiche, pittura e francobolli d’artista

Marcello Diotallevi ha compiuto settant’anni e per tale importante occasione sono stati invitati diversi artisti a fare quello che lui ha fatto da sempre e con classe:“francobolli d’artista”. La richiesta che avevamo fatto agli artisti i era quella di spedire “in forma di francobollo” quanto già realizzato precedentemente, oppure d’intervenire possibilmente su una matrice base già predisposta. L’unica condizione era quella che doveva assomigliare per sommi capi ad un francobollo, vicino alla filatelia ufficiale e possibilmente traforato. I primi francobolli Marcello Diotallevi li ha creati negli anni 80 e precisamente nel 1984 (qualche anno prima, aveva creato qualche esemplare unico di cui, purtroppo, non si ha più la reale documentazione dell’operazione artistica svolta dall’artista. Secondo l’artista fanese “i francobolli d’artista stanno a quelli ufficiali come i libri d’artista a quelli che fanno letteratura”; così Marcello definisce il proprio lavoro. Sul finire degli anni Settanta traghetta la sua creatività nella Mail Art con interventi originali anche nella produzione di “francobolli d’artista”. Dal 1984, in tutto ne ha realizzati una ventina, sempre di grande qualità creativa. L’artista marchigiano confessa: “Sebbene essi non appartengano alla filatelia ufficiale, morfologicamente le sono vicini, appaiono traforati, la carta è gommata, hanno un valore facciale e qualcosa da celebrare”. Sono stati spesso esposti: dal “Brandale” di Savona al “Caffè Voltaire” di Firenze, dal “Il luogo” di Roma al “Milan Art Center” di Milano. Inoltre, sono stati presentati anche al Palazzo dei Diamanti di Ferrara a “Arte Fiera” di Bologna. Il primo, l’esemplare del 1984, si intitola “For peace” ed offre ironicamente una colomba che indossa un elmetto da militare. Un francobollo del 1999, «Halloween» celebra la festa omonima del 31 ottobre. Un altro ancora è “Mail heart” e risale al 1990. Contiene un cuore composto da un collage di frammenti di francobolli, fino a quelli più recenti creati in questi ultimi tempi come “Italia 2011” del valore di 0,60 cent. di euro, per celebrare degnamente il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, oppure, “70 years” del valore non legale di 1,40 €, creato proprio quest’anno per la ricorrenza del suo stesso settantesimo compleanno.

 

Nato nel 1942 a Fano. E’ vissuto per lungo tempo a Roma dove per un decennio ha esercitato l’attività di restauratore presso il Laboratorio di Restauro in Vaticano. Ha inizio in quegli anni anche la sua attività artistica all’insegna dell’irrequietezza. Come pittore prima, poi come scultore nei primi anni Settanta, quindi per qualche tempo si occupa di grafica e infine inizia a scrivere. Verso la fine degli anni Settanta hanno inizio le sue incursioni nell’area della Mail Art e della Poesia Visiva di cui è tuttora un impegnato protagonista. In oltre quarant’anni di attività artistica ha collaborato con suoi interventi a libri e riviste nazionali e internazionali. Nel corso del tempo ha tenuto varie mostre personali nelle maggiori città italiane, partecipando nel contempo a esposizione collettive in tutto il mondo. Si occupa in prevalenza di installazione, Poesia Visiva e Mail Art. E’ l’autore della copertina della Guida al Musée National d’Art Moderne – Centre Georges Pompidou di Parigi (Hazan Editeur 1983). Nel 2003 riceve l’invito a tenere una performance nella Sezione “Extra 50” della 50esima Edizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia ma, non essendo egli un performer, declina l’invito. Nel 2007 è stato invitato alla 52esima Biennale di Venezia e poi nel 2011 alla 54 Biennale di Venezia, Padiglione Tibet, a cura di Ruggero Maggi. Dal 1974 vive e lavora a Fano.                        (Giovanni Bonanno)

 

– Marcello Diotallevi – studio via Veneto, 59 – 61032 Fano – Italia

 

 

 

VISITA/ Siti di riferimento:

http://www.caldarelli.it/diotallevi.htm
http://www.collezionebongianiartmuseum.it/sala.php?id=21

Artistamp: http://www.artpool.hu/Artistamp/default.html

http://www.artpool.hu/Artistamp/PFranke.html

http://www.artpool.hu/Artistamp/text/Galantai.html

http://iuoma-network.ning.com/group/artistampscreators?commentId=2496677%3AComment%3A910037&xg_source=activity

http://artistampmuseum.blogspot.it/

http://artistampmuseum.blogspot.it/2010/10/book-artistamps-francobolli-dartista.html

http://artestudiomorandi.blogspot.it/2010_09_01_archive.html

 

 

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MOSTRA RETROSPETTIVA DI MARCELLO DIOTALLEVI

 

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY

Via S. Calenda, 105 – Salerno

 

MOSTRA  RETROSPETTIVA

  “PAROLE AL VENTO”

3 marzo – 30 giugno 2012

Inaugurazione:  Sabato 3 marzo 2012,  ore 18.00

 

Ophen Virtual Art Gallery, Via S. Calenda, 105 – Salerno Tel/Fax 089 5648159

e-mail: bongiani@alice.it – Web Gallery: http://www.ophenvirtualart.it/

Orario galleria:  tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.30

                                

“Parole al Vento” é il titolo della mostra retrospettiva che lo Spazio  Ophen Virtual Art Gallery di Salerno dedica a Marcello Diotallevi, uno dei più interessanti  Mail artisti italiani   che per questa  mostra  presenta  91 opere tra  “Fiabe al vento, Poemi dell’elica, Lettere da Citera, Lettere al mittente, Lettere autografe e francobolli d’artista,  realizzate  tra il  1980  e il  2011.

 S’inaugura sabato 3  marzo, alle ore 18.00, la mostra retrospettiva  dell’artista Marcello Diotallevi  a cura di Sandro  Bongiani.  L’esposizione, accompagnata da un  poema visivo di Giovanni  Bonanno e da testi critici di Sandro Bongiani, Enzo Di Grazia e Suzel Berneron,  presenta novantuno  opere che ripercorrono  oltre quarant’anni di ricerca, dagli esordi figurativi dei primi anni ’80, fino  alle ultime  proposte  del 2011.

Marcello Diotallevi, classe 1942, sul finire degli anni Settanta ha iniziato le sue irruzioni  nell’area della Mail Art con   contatti sempre più intensi  con la Poesia Visiva, utilizzando le lettere dell’alfabeto per accumuli, disseminazioni liberati da qualsiasi senso  e significato letterale, e in questi ultimi anni, anche del recupero del colore e dell’uso gioioso della pittura. Artista di singolari voli a cielo aperto di  “parole al vento”,  di   lettere senza destinatario che ritornano al mittente; lettere in cui l’accumulazione grafica di simboli di tipo grafico creano nuove associazioni sempre imprevedibili e nuove,  disarticolando il linguaggio  e riducendolo a pezzi. Ora con gli ultimi lavori  Le parole incantate volano allegre nello spazio come dolci fiabe senza tempo. Ne viene fuori una sorta di viaggio poetico  dentro la fantasia e l’incanto,  con   la definizione di  presenze che cercano di esercitarsi al volo, a condividere l’indefinito. Cervi volanti e ippogrifi  cavalcano  raggianti il tempo di un solo momento, apparizioni che si formano e nello stesso tempo  si stravolgono  per  definirsi,  poi,  in  poemi colorati destinati al vento. Lettere dal destino vago e ingrato  volano come  francobolli in attesa che qualche  possibile destinatario possa decifrare gli oscuri incanti della parola, si aggrappano avidamente all’immaginazione e si lasciano andare al flusso delle correnti, coscienti  di non poter essere più significato compiuto ma  sola  presenza e indizio sfuggente. 

 

Marcello  Diotallevi

SPAZIO OPHEN VIRTUAL ART GALLERY

Via S. Calenda, 105  – Salerno

3 marzo – 30 giugno 2012

Inaugurazione: sabato 3 marzo 2012, ore 18.00

Orario: tutti i giorni ore 17.00 – 20.30

 

e-mail: bongiani@alice.it   

Web Gallery: http://www.ophenvirtualart.it/

 

 

“DALLA  LETTERA  AL VOLO”

Marcello Diotallevi, classe 1942, sul finire degli anni Settanta ha iniziato le sue irruzioni  nell’area della Mail Art con   contatti sempre più intensi  con la Poesia Visiva, utilizzando le lettere dell’alfabeto per accumuli, disseminazioni liberati da qualsiasi senso  e significato letterale, e in questi ultimi anni, anche del recupero del colore e dell’uso gioioso della pittura. Artista di voli a cielo aperto di  “parole al vento”,  di  insolite lettere senza destinatario che ritornano al mittente; lettere in cui l’accumulazione grafica di simboli di tipo grafico creano nuove associazioni sempre imprevedibili e nuove,  disarticolando il linguaggio  e riducendolo a pezzi. Ora con gli ultimi lavori  Le parole incantate volano allegre nello spazio come dolci fiabe senza tempo. L’intera produzione  dell’artista di Fano nasce dall’ibridazione dei linguaggi fino a sconfinare con convincente disinvoltura nella poesia visiva. Di questi ludici interventi provocatori   ne è responsabile Marcel Duchamp artista amato da Marcello per la componente estetica e concettuale. Ne viene fuori una sorta di viaggio poetico  dentro la fantasia e l’incanto,  con   la definizione di  presenze che cercano di esercitarsi al volo, a condividere l’indefinito. Cervi volanti e ippogrifi  cavalcano  raggianti il tempo di un solo momento, apparizioni che si formano e nello stesso tempo  si stravolgono  per  definirsi, poi, in  poemi colorati destinati al vento. Alla base  vi è l’ironia come sistema per indagare il presente con il fine di evidenziare gli aspetti  più particolari,  lasciando alla casualità provvisoria  la possibilità di destare stupore e meraviglia. Tutta l’intera  ricerca  di Diotallevi è improntata da questo particolare  modo di fare. Come per esempio  le  «Lettere autografiche» di un tempo sistemate sui fogli bianchi imbustati che spediva per posta a  destinatari inesistenti creando così lo smarrimento e  la trasgressione. Si badi bene non la ricerca della casualità “tout court”, fine a se stessa, ma come sollecitazione e possibilità di accamparsi nel provvisorio e nell’evento non programmato e definito. Così è  stato anche per i racconti fantastici e immaginari delle  “Fiabe al vento” di questi ultimi tempi,  quasi dei collage composti da frammenti assemblati di ripstop di vari colori. La loro  forma suggerisce strani aquiloni  rampanti che volano  nell’aria in attesa di stabilizzarsi in una dimensione più certa. Per sedimentarsi  cercano l’infinito, l’immateriale  e il mistero come essenza.  La loro sagoma colorata  evidenzia lettere ritagliate,  svuotate di peso, che si stabilizzano all’interno della superficie colorata. Lettere dal destino vago e ingrato  volano come  francobolli in attesa che qualche  possibile destinatario possa decifrare gli oscuri incanti della parola, si aggrappano avidamente all’immaginazione e si lasciano andare al flusso delle correnti, coscienti  di non poter essere più significato compiuto ma  sola  presenza e indizio sfuggente.    

                                                                                                                      Sandro  Bongiani

 

 

PAROLE  AL  VENTO

Poema visivo di Giovanni Bonanno

dedicato a Marcello  Diotallevi

 

 

 

A

Fano,

a un passo

dal mare,

 aquiloni stretti

  ad un filo  e  appesi 

per la coda volano leggiadri

sospinti da arie fugaci.

 lettere e caratteri tipografici,

si formano e si trasformano  in

anagrammi gentili  che solo pochi  sanno carpire.

Parole  di fiabe  solitarie destinate al vento  si rincorrono e si

arrampicano orgogliosi per la collina per poi lasciarsi 

andare all’ombra del buio   di   una notte stellata,

Sospinti dall’ebbrezza del mare,  formano  strane scie

di seta vellutata dai colori intensi e delicati.

Sotto il portico di Citera,  l’ora dell’oblio segna

il passo con Giove    che raccoglie le ceneri

di un amplesso regalando all’amata  Danae

sospiri, pagliuzze d’oro  e  dolci  lettere  cortesi.

Tra  un bacio rubato e una parola galante,

lettere al mittente

  dal destino ingrato,

francobolli

e Cervi

volanti

nati

per caso,

vagano

curiosi

 in

c

e

r

c

a

 d

i

 t

 e

© Giovanni  Bonanno

 

 

BIOGRAFIA

Marcello Diotallevi è nato nel 1942 a Fano. E’ vissuto per lungo tempo a Roma dove per un decennio ha esercitato l’attività di restauratore presso il Laboratorio di Restauro in Vaticano. Ha inizio in quegli anni anche la sua attività artistica all’insegna dell’irrequietezza. Come pittore prima, poi come scultore nei primi anni Settanta, quindi per qualche tempo si occupa di grafica e infine inizia a scrivere. Sul finire degli anni Settanta hanno inizio le sue incursioni nell’area della Mail Art e della Poesia Visiva di cui è tuttora un impegnato protagonista. In oltre un quarto di secolo di attività artistica ha collaborato con suoi interventi a libri e riviste nazionali e internazionali. Nel corso del tempo ha tenuto varie mostre personali nelle maggiori città italiane, partecipando nel contempo a esposizione collettive in tutto il mondo. Fa parte del gruppo di intervento artistico “I metanetworker in spirit”. Si occupa in prevalenza di installazione, Poesia Visiva e Mail Art. E’ l’autore della copertina della Guida al Musée National d’Art Moderne – Centre Georges Pompidou di Parigi (Hazan Editeur 1983). Nel 2003 riceve l’invito a tenere una performance nella Sezione “Extra 50” della 50esima Edizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia ma, non essendo egli un performer, declina l’invito. Nel 2007 è stato invitato alla 52esima Biennale di Venezia e poi nel 2011 alla 54 Biennale di Venezia, Padiglione Tibet, a cura di Ruggero  Maggi. Dal 1974 vive e lavora a Fano.

  – Marcello Diotallevi – studio  via Veneto, 59 – 61032 Fano – Italia

 VISITA/ Sito di riferimento:  http://www.caldarelli.it/diotallevi.htm

 

  

MARCELLO   DIOTALLEVI / Intervista …….grafico, pittore, scultore, mailartista, poeta, ‘aforista’… Qual è il tuo vero ‘mestiere’?

Non so se le attività che tu hai elencato possano essere qualificate come mestieri,  professioni o vocazioni. Di tutte, quella di “aforista” è – per chi mi conosce – la più calzante. L’aforisma verbale mi seduce, ma ancor più quello visivo. Con ciò non intendo sminuire gli altri esercizi creativi che hanno caratterizzato e arricchito la mia vita nel corso degli anni. Tutto ha concorso a fare di me ciò che ora non sono…

Cos’è per te l’opera d’arte?

Qualcosa che viene da molto lontano, da luoghi reconditi della mente e giunge a noi artisti per vie sconosciute, ma l’impulso creativo può essere anche un semplice fatto gestuale che talvolta non supera la misura del braccio. È la più alta espressione dell’ingegno umano. O… dell’inganno umano? Giova ricordare che in greco technìtes designa sì l’artista e l’artigiano, ma anche l’imbroglione.

Da quale contesto proviene la tua ludica e poetica ‘pro-vocazione’?

Marcel Duchamp è il maggior responsabile della mia ricerca artistica: una sorta di padre adottivo involontario dal quale ho appreso, da figlio eretico, alcune lezioni. Per prima, quella estetica; e più cospicuamente, quella concettuale; infine quella morale, che ritengo la più importante.

Dalla parola all’oggetto. Sei per l’affermazione o il superamento della ‘materia’?

Mai come in questo momento la ricerca artistica converge verso una smaterializzazione dell’opera.  Basti pensare alle ultime Biennali di Venezia, di San Paolo e a Documenta di Kassel. Il virtuale tira, ma ciò non vuol dire che l’arte oggettuale, che fa uso della materia, sia in crisi e il suo tramonto vicino. In questo decennio, in  compagnia di qualche collega, anch’io ho condotto alcune esperienze video. Per la verità, un po’ poco per uno che decide di cambiare pelle…

Dalla poesia visiva ai dipinti, alle opere tridimensionali e installative. Con quali lavori ti identifichi maggiormente?

Per molti anni ho lavorato in Vaticano, nel Laboratorio del mosaico. Da allora il feeling verso quella tecnica non è mai venuto meno e talvolta amo tornare “sul luogo del delitto”.

Perché fai da te…?

Io non ho mai creduto al vecchio adagio “chi fa da sé, fa per tre”. L’ostinazione non paga e l’opera sicuramente ne patisce. Ma un conto è avere dei collaboratori – spesso indispensabili – altro è lasciar fare tutto a loro.

Sei portato a privilegiare l’estetica o il significato?

Nel mio lavoro non è possibile separare significante e significato, se il risultato finale deve essere un’opera compiuta.

Dall’immagine mentale a quella sessuale. Qual è più stimolante?

Di tutti gli dèi, Eros è certamente il più vicino agli uomini. È sempre lui che governa gli umani desideri, sia dai piani superiori, sia dai piani inferiori – teoria e prassi. La vita – o gli dèi – hanno deciso che io facessi l’artista, ma se le cose fossero andate diversamente, avrei fatto il maniaco sessuale.

Ma nella tua attività che ruolo riveste la sensualità?

Zodiacalmente parlando, sono un Toro, quindi è pleonastico dire che la sensualità si riversa inevitabilmente nella mia attività artistica. Però la ragione non la perde mai del tutto di vista.

È ancora il caso… di praticare la Mail Art mentre imperversa la posta elettronica?

I mailartisti sono piuttosto ostinati e penso che frequenteranno questa tendenza sine die. Bisogna dire che molti di loro conducono anche una ricerca personale, come nel mio caso. La posta elettronica ci permette di tenere a distanza le seduzioni esercitate dalle Sirene della modernità.Io non uso il computerper due motivi:l’assenza dell’oggetto manipolato dall’artista e l’impossibilità di modificare l’opera durante il percorso mittente-destinatario.

Nel tempo torni anche sui cicli precedenti?

Fino a oggi non mi è mai accaduto, sebbene consideri aperti alcuni cicli. Altra cosa è completare un’opera che non appartiene ad alcun ciclo, iniziata molti anni prima e messa da parte in attesa di migliori auspici. Giusto da qualche mese, ho concluso un lavoro cominciato vent’anni fa.

Cosa ti sollecita a spaziare in senso orizzontale e verticale?

L’essenza di ogni ricerca, e quella artistica non fa eccezione, è, fuor di dubbio, la curiosità abbinata alla passione. Spinte, queste, che mantengono giovani anche in tarda età e che mi auguro di non perdere mai.

Vai costantemente alla ricerca di un altrove?

Io nell’altrove, solitamente, ci vivo.

Meglio la precarietà o la stabilità?

Se ti riferisci alla vita, direi che in medio stat virtus; se invecealludi al gesto creativo, il discorso cambia, perché la storia dell’arte ci insegna che la precarietà o la stabilità hanno scarsa incidenza sulla qualità dell’opera e sul successo o l’insuccesso di un artista

È possibile realizzare… la fiaba?

Io l’ho fatto ripetutamente con le mie “Fiabe al vento”.

È lecito de-mitizzare attraverso il quotidiano?

Non solo non è lecito, ma non lo ritengo possibile. Il quotidiano spesso è di basso profilo e non possiede la forza sufficiente a demitizzare (al massimo, a derattizzare…). Il Mito, per fortuna, è più potente anche della Storia; figuriamoci del quotidiano! Io ho realizzato l’operazione inversa: attraverso il mito ho de-quotidianizzato.

Oggi sono più forti le suggestioni reali o intellettuali?

Non saprei. Anche se può apparire provocatorio, il problema riguarda la transustanziazione. Secondo te, si tratta di una suggestione reale o intellettuale? Rispondere a una domanda con una domanda mi pare la maniera migliore di concludere questa conversazione a distanza.          Luciano Marucci

 [«Juliet» (Trieste), n. 115, dicembre 2003-gennaio 2004, p. 47]

 

 

 

Marcello Diotallevi: lettere autografiche

Nel mondo vario e coloratissimo della mail-art, due ipotesi mi sembrano particolarmente interessanti e ricche di prospettive. Per quello che riguarda le iniziative collettive, il merito maggiore va certamente attribuito a quelle che, privilegiando un tema squisitamente politico, configurano la collezione delle risposte pervenute ad un quesito proposto come un autentico «manifesto degli artisti» che, in assoluta libertà di pensiero e di linguaggio, si esprimono su questioni particolarmente attuali e sentite. Per quello che invece riguarda le operazioni individuali, l’attività di maggiore qualità è quella che si fonda sull’ironia come sistema (ma anche sul sarcasmo feroce, se necessario) per scavare nel quotidiano e farne emergere gli aspetti esasperati. L’ascendente, logico più che storico, è nel Dadaismo, per quella sua capacità di ironizzare su tutto, anche su se stesso; ma al gusto nichilista del Dada si aggiunge anche, nei migliori mail artisti, il senso positivo del riutilizzo in chiave estetica degli stessi sistemi contestati. In questa direzione, il lavoro svolto da Diotallevi sul sistema postale italiano e internazionale mi sembra quanto di più corretto, scientificamente, e qualificato, sul piano della creatività, si potesse ottenere. Il riferimento al Dadaismo si limita (è bene ripeterlo) al gusto ironico che sorregge l’iniziativa, in una sorta di ambiguo atteggiamento che porta a scherzare su un elemento ormai acquisito come proprio, in maniera addirittura inalienabile, della nostra quotidianità. E, più ancora, si legge l’ascendente dada in quella volontà chiara di non creare opere concluse ma di lasciare alla casualità un largo margine di intervento. Mai, però, con lo scopo di «destare la meraviglia»: va respinto categoricamente questo tipo di lettura (limitativo e forse addirittura offensivo sia per l’operatore che per il pubblico), che poteva nascere so lo dalla logica perversa di chi, negli ultimi anni, si è alimentato di «arte che desta la meraviglia ad ogni costo» e quella difende fino alle degenerazioni più becere. Piuttosto, invece, per proporre, in una individuale grafia pittorica, una riflessione sul mondo esterno che, personale nella intenzione iniziale, si fa poi collettiva quando ciascuno di noi si può riconoscere alienato in un «destinatario in basso a destra» all’interno dei limiti del bustometro con obbligo del Cap, indipendentemente dai contenuti del messaggio che tocca quasi sempre la nostra personale intimità. Specialmente nelle «Lettere autografiche» Diotallevi raggiunge un fondamentale e delicato equilibrio tra la sua natura di pittore e le molteplici valenze di contenuti che l’operazione possiede. Il momento personale, artistico, è quello della sistemazione, sui fogli bianchi imbustati, di piccoli frammenti di carta carbone colorata, sensibile alle minime pressioni: la scelta dei colori è parallela a quella della tavolozza di qualsiasi pittore; la disposizione sul foglio segue una precisa idea compositiva, che deve, peraltro, tenere conto degli interventi meccanici esterni. Anche la scelta del meccanismo postale da utilizzare (spedizione a destinatari inesistenti per creare la trasgressione e la dislocazione) esclude qualsiasi ipotesi di casualità. Quando, però, il lavoro esce dalle mani dell’artista e si affida al servizio postale, il caso entra nel meccanismo dal momento stesso in cui l’affrancatura viene timbrata per l’annullo con effetti solo parzialmente prevedibili, sul foglio interno; e continua poi attraverso tutto il viaggio di andata e di ritorno in una «storia» che spesso rasenta l’avventuroso. Un’operazione così impostata, organizzata e svolta fino alle ultime conseguenze si apre a molte chiavi di lettura e presenta molte implicazioni con elementi che tirano da una parte (verso gli aspetti formali, ad esempio, attraverso il cromatismo e la composizione) ed altri che sembrano muoversi in direzione opposta (come l’impianto di derivazione concettualistica dei meccanismi di svolgimento). Ma forse, è proprio in questo la vera forza dell’operazione: essere, fino in fondo, mail-art.         Enzo Di Grazia

 

 

Fiabe al vento  di Suzel Berneron

Marcello Diotallevi è, decisamente, un “uomo di lettere”; anzi, un “uomo di lettere” assai prolisso. Lo testimonia il suo percorso artistico che, prendendo le mosse dal movimento Dada sulle tracce di Kurt Schwitters, di Christian Morgenstern e di Duchamp (che ammira particolarmente), senza rinnegare del tutto il futurismo, sfiora al volo l’Op’Art e la Pop Art, per raggiungere Fluxus e i Nuovi Realisti teorizzati dal suo amico Pierre Restany e per passare, restandovi a lungo, per la Mail Art. Il comune denominatore di questa ricerca sono appunto, le lettere. Lettere che si mandano o lettere che si tracciano, Marcello Diotallevi ne ha prodotte un’infinità, da Praxi o Tremens (1978), da Ritratti a macchina (1984) a Senza titolo del 1989, alle operazioni Lettere al mittente e Lettere autografiche, fino alle Fiabe al vento di oggi. E se Marcello fosse uno scrittore represso? E’ già l’autore di numerosi “libri”, monografie o raccolte di Visual Poetry, come Seven pistol shoots (1981) e Zoom (1990), e tutto induce a pensare che non si fermerà lì. Fiaba, favola, fanfaluca… niente significa così tanto una cosa e il suo contrario; racconto fantastico, racconto didattico o menzognero, immaginario o tristemente vero… La fiaba non smette mai di interrogarci: porterà il vento a qualche misterioso destinatario il messaggio affidatogli, oppure “parlare al vento” vuoi proprio dire “parlare al muro”? Molto vicine infatti alla dialettica già sollevata nel 1987 con l’operazione “politecnica” delle Bugie, che già giocava sull’ambiguità della parola -candeliere o menzogna-, ossia già in parte sulla dicotomia didattico/menzognero, queste Fiabe al vento e i Poemi al vento a loro di poco anteriori, si inseriscono cronologicamente nella linea diretta che deriva dai Progetti di volo, già stesi su carta a cominciare dai primi anni ottanta, i primi sintomi, come scrive Marcello, del suo essere stato contaminato dal virus dell’aquilone, ampiamente nutrito dalla cordiale intesa con l’AIA (Associazione Italiana Aquilonisti). Assumendo l’aspetto di aquiloni “svertebrati”, queste Fiabe al vento, composte di pezzi di vari colori assemblati come in un puzzle, sono realizzate invece in un tessuto, il ripstop, usato negli spinnaker delle barche a vela. La loro sagoma evoca a volte l’insetto, il razzo, gli astri. “Queste opere sono costruite con linee, superfici, forme e colori; cercano di raggiungere l’infinito e l’eterno, oltre i limiti umani. Sono un rinnegamento dell’egotismo degli uomini” scriveva Hans Arp. La spiegazione che dava delle proprie opere sembra calzare come un guanto a quella di Marcello Diotallevi, la cui ricerca creativa sembra che condivida più di una similitudine con quella del grande artista Dada. La sagoma è quasi sempre forata da lettere ritagliate a giorno; a volte invece, ma più raramente, reca lettere cucite. La prima reazione di fronte alle Fiabe potrebbe essere, ingenuamente, di chiedersi perchè le loro lettere non compongano un testo che si possa leggere. Si è tentati di cercare il messaggio… se ci dovesse essere un messaggio! Non si dovrebbe sottovalutare, infatti, l’aspetto gratuito, ludico e prettamente estetico nell’opera di questo sottile “scherzatore”. Le arti visive fanno ricorso spesso alle lettere, semplicemente, per la loro bellezza. Non è forse vero, però, che la lettera è la più piccola unità significativa in termini di comunicazione visiva? Come l’aveva già segnalato Stelio Rescio a proposito dell’operazione di Mail Art intitolata Lettere al mittente, “il messaggio, ovviamente, non manca. Soltanto, non è formulato mediante il linguaggio della comunicazione scritta”… Si potrebbe aggiungere, convenzionale. Anche se probabilmente ed essenzialmente dovuto al caso, l’estrazione di queste lettere non può essere del tutto casuale. La ricorrenza della A e della Z, dell’alfa e dell’omega, costituisce il filo conduttore e simbolicamente trasparente; l’artista, consapevole che il mistero è altrove, non teme di mostrare le “cuciture”. La ricorrenza delle due lettere funziona meramente come postulato dell’operazione. Neanche la scelta di lasciare al caso il sorteggio delle altre lettere è fortuita. Sfuggire all’ordine è come dare la baia alla morte. Si tratta deliberatamente di scappare, la dichiarazione essendo anche di natura esistenziale. Bisogna mescolare, confondere le carte a costo di barare (infatti, ci sono lettere che non sono mai presenti). Sotto questo aspetto le Favole sembrano la non-proposizione di un poema di Apollinaire; questo poema, pubblicato da Picabia in una sua rivista Dada, sgrana, inesorabilmente, dalla A alla Ztutte le lettere dell’alfabeto, e si chiama, guarda caso, “suicidio”. Ottimista senza illusioni, Icaro lucido che non rischia di bruciarsi le ali, più Dedalo che Icaro, nel labirinto della vita, Marcello Diotallevi gioca da sempre con umorismo nero sulla lettera Z. La Zdella fine ineluttabile, ma anche la Zdella rivista Dada, la Zcome “dopo di me il diluvio!”… in un ultimo voltafaccia, l’artista si firmerebbe, quasi quasi, con la Zdi Zorro; sempre con il proposito, chiaramente, di confondere le tracce nel più puro spirito Dada, il quale, come viene definito da Tristan Tzara, “si dedica a disarticolare il linguaggio con tutti i mezzi a sua disposizione”… Queste fiabe sono forse degli origami che si piegano al gioco del cadavre exquis, delle bolle di sapone-preghiera che alzano i discorsi decostruiti del nostro quotidiano in cerca di una nuova, miracolosa, combinazione divina? La Fiaba-segnale lanciando in tal modo i suoi appelli si porrebbe, allora, come veicolo della comunicazione con I’aldilà. Questo messaggio “senza capo nè coda” avrebbe, paradossalmente, il vantaggio del non finito e pertanto quello di rivelare l’infinito dei possibili. I Poemi soprattutto, con le loro lettere piene e cioè forse meno ambigue, tenderebbero in qualche modo alla creazione di un metalinguaggio, e potrebbero assecondare l’affermazione di Biagio d’Egidio per la serie dei Senza titolo: “Diotallevi intende condurre alla figurazione certi atti linguistici inglobandoli entro la sagoma concettuale di uno spazio astratto”. Ma potrebbe anche trattarsi di una nuova razza di “aquiloni a mano” da tenere in aria, mele di Guglielmo Tell, reti per le farfalle, specchietti per le allodole, affinchè le attraversino in tutti i sensi i frammenti dei messaggi simultanei portati via dal vento, come i sette colpi di pistola hanno attraversato il libro; stessa perforazione del supporto, sottolineando il dominio del caso, ma anche l’irrimediabilmente compiuto. Ogni Fiaba al vento opererebbe allora come un reagente, un testimone di quello che fu. Se traccia c’è, non di meno è lasciata dal vuoto, svelando forse un Diotallevi stoico come lo poteva essere Andrè Breton quando dichiarava “inammissibile che l’uomo lasci una traccia del suo passaggio sulla terra”. Potrebbero queste Fiabe che, pur simbolizzando il volo, rimangono immobili, tener fede alla propria parola? Potrebbero volare via? Ma sì, sicuramente, se… Tutto sommato, sempre nel bellissimo testo scritto da lui per il libro dedicato ai Progetti di volo, Marcello, pur riconoscendo volentieri che “il desiderio di volare, di questi strani oggetti o improbabili creature è (…) molto forte”, preferisce rispondere in modo piuttosto evasivo alla domanda. Si sa comunque quanto esperto è nell’arte riflessiva! Difatti, si fa anche presto a concludere che queste belle Fiabe che incantano ed ingannano, e che probabilmente non voleranno mai altrove che nella nostra immaginazione, non vedranno mai nemmeno le pareti di un’esposizione! E se fossero condannate ad uscire solo di rado, furtivamente -abracadabra dalla tasca di questo deus ex machina, e a circolare soltanto sotto forma di francobollo? Ciò non avrebbe niente di sorprendente, da parte di colui che viaggia nella testa, come Duchamp “viaggiava nella sua camera”; Marcello Diotallevi, solitario comunicativo, sembra vivere senza problemi, dalla sua cittadina di Fano, questa apparente contraddizione: i suoi lavori viaggiano in tutto il mondo. Ad operare il miracolo è la sua fama nell’ambito della Mail Art, ma soprattutto lo straordinario adeguarsi dell’opera in genere alla teoria dell’equivalenza dei campi culturali, che gli conferisce un carattere intrinsecamente internazionale e attuale. Cioè, questo fine nostalgico, questo perfezionista che rifiuta l’arte chiassosa, vive, a dispetto di ogni aspettativa, in perfetta armonia con il proprio tempo. Sembra, anzi, anticipare i tempi con le sue opere, leggere quanto necessarie, che sembra siano già nell’aria anche prima di nascere.

 

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RETROSPETTIVA DI VINCENZO NUCCI

ARTE:

“Illuminazioni:
“Tra Luce, Memoria e Malinconia”

(Retrospettiva Collaterale e Contemporanea alla 54° BIENNALE di VENEZIA – Padiglione Italia, 2011)

A CURA di GIOVANNI BONANNO

11 Giugno al 27 Novembre 2011
Inaugurazione: Sabato 11 Giugno 2011
ore 18.00

Ophen Virtual Art Gallery, Via S. Calenda, 105/D – Salerno Tel/Fax 089 5648159
e-mail: bongiani@alice.it – Web Gallery: http://www.ophenvirtualart.it/
Orario galleria 16 -19 Lunedì – Domenica

In concomitanza con la 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, lo Spazio Ophen Virtual Art Gallery di Salerno apre l’11 giugno 2011 con una mostra Retrospettiva dedicata a Vincenzo Nucci, artista siciliano di grande interesse che da diversi decenni ha improntato il suo lavoro di ricerca sulla luce e che risulta invitato al Padiglione Italia, 2011.

La retrospettiva dal tema “Illuminazioni: Tra luce, memoria e malinconia” documenta una selezione ragionata di 75 opere fra oli e pastelli (dal 1978 al 2010) realizzate da Vincenzo Nucci negli ultimi trent’anni di attività.” Il tema è il paesaggio, la campagna, la casa padronale, le mura di cinta dove si arrampicano rigogliose buganvillee fiorite di lacche rosse, e soprattutto la palma, protagonista e simbolo della fascinosa Sciacca araba che egli ama. Enzo Nucci dipinge la natura siciliana, in quel tratto di costa intorno a Sciacca queste immagini di palme e brevi orizzonti contemplano il sentimento di una assorta malinconia. Le sue opere sono “memorie di un tempo”, con le case, le palme, i rampicanti e le buganvillee che hanno preso il sopravvento e riempito il vuoto di una vita che ormai non c’è più. L’artista saccense guarda alla natura, al paesaggio con stupore. Le sue opere vivono la dimensione intima e “visionaria” dandoci struggenti emozioni e nel contempo delicati e sottili memorie che solo la poesia, quella vera, sa rivelare. Come dice Piero Guccione, (1989) “Enzo Nucci è uno dei pittori che dipingono ancora la natura. Più esattamente Nucci dipinge la natura siciliana poiché la abita; in quel tratto di costa intorno a Sciacca dove più fortunata e civile la vita conserva un barlume di dolcezza rispetto ad altre zone devastate dell’isola. […] queste immagini di palme e brevi orizzonti contemplano il sentimento di una malinconia greve “irredimibile” della nostra natura insulare.” E’ dal 1980 che Vincenzo Nucci dipinge paesaggi, paesaggi della Sicilia con la casa padronale, le mura di cinta, e oggi le palme, simbolo della dolce Sicilia,del la Sciacca araba e Barocca che dal mare con orgoglio guarda all’Africa e sogna. Enzo Nucci, è un artista di grande qualità, capace di cogliere le insolite e struggenti emozioni dell’anima. Dalla sua finestra sopra il porto di Sciacca guarda affascinato l’orizzonte del mediterraneo, l’Africa e il magico ed esotico Oriente e intanto traccia immagini di palme e di orizzonti volutamente non definiti in cui la nostalgia intrisa di insolite memorie si tramuta in delicata e struggente malinconia, in assorto silenzio e soprattutto in incantata e magica rivelazione lirica.

“Tra Luce, Malinconia e Memoria”
Presentazione di Giovanni Bonanno
 
             
Vincenzo Nucci da circa un quarantennio di ricerca dipinge ossessivamente i luoghi della memoria, della malinconia, con antiche ville secolari dove il tempo si è apparentemente rappreso e fermato. I suoi primi lavori negli anni Sessanta hanno avuto come tema centrale la guerra in Vietnam e il terremoto in Sicilia con una pittura pienamente aggiornata rispetto l’esperienze culturali e artistiche che si svolgevano in quel tempo in campo internazionale. Dopo circa un decennio di attività, di colpo, ha visto l’artista siciliano allontanarsi dalle vicende prettamente sociali e il tema ricorrente della sua pittura è diventato soltanto la sua Sicilia. Per diversi anni Vincenzo Nucci ha continuato a osservare curioso il paesaggio della sua fascinosa Sciacca con la casa padronale e le inquiete buganvillee fiorite dai colori vellutati che si arrampicano avidi a scrutare il mare Mediterraneo e l’orizzonte immacolato dell’Africa araba. Per molti anni l’artista ha dipinto in modo ossessivo solo paesaggi, quei paesaggi del Belice con  gli orizzonti dati come “logos indefinito”, come superamento del dato provvisorio del reale e del visibile. Un visibile che s’incarna nella figurazione ma nel contempo la trascende e la proietta in una dimensione soffusa, intima  in cui l’apparire si trasforma in essenza malinconica carica di silenzio e di cose non completamente svelate. L’artista ormai lavora  sul crinale ossessivo di una figurazione in cui le immagini vivono la dimensione sospesa  e impalpabile del momento.
Sono magiche visioni che si posizionano  metaforicamente tra natura e storia, tra coscienza e sofferta aspirazione. La tela di Nucci non è altro che il “sudario della memoria”, dei ricordi rappresi, del passato trascorso che affiora come dolce ricordo  e si condensa in materia più concreta e lirica. La visione dell’artista saccense nasce quindi  da questa   particolare capacità di trasportarci in un altrove praticabile in cui sentiamo persino i suoni, gli odori e i profumi delle diverse stagioni isolane; l’odore di terra dopo un temporale, il profumo del basilico, le cicale sospese all’ombra di una palma gentilizia a cantare e ricordarci i memorabili momenti di vita trascorsi accanto ad un solitario casolare di campagna.  Insomma, la pittura di Enzo  Nucci è intrisa di insolite memorie cariche di nostalgia e  di profondo e assorto silenzio. Il paesaggio per l’artista siciliano non è semplice descrizione o pura sensazione percettiva ma inesorabile ossessione, struggente apparizione di memorie di luce non del tutto corporee ma che lasciano comunque tracce sostanziali ancora visibili. Tutta la sua pittura è intrisa di passato, di ricordi sedimentati in una dimensione  alquanto provvisoria ma immediata. Per il pittore siciliano, l’arte è essenzialmente   evocazione, sortilegio, vertigine. Forse il suo mistero sta tutto racchiuso nel suo  magico studio arroccato tra tante fitte case arabe pressate a dismisura sopra il porto che formano  la parte antica e più vera della città di Sciacca.  Lì prendono forma i ricordi e nascono le architetture e i giardini con insoliti paesaggi svuotati di ogni presenza umana; solo la memoria della natura nella sua mitica essenza e nel silenzio più maestoso. Una visione decisamente “sospesa”, di confine, dilatata a dismisura che si concede ai flussi illogici dell’anima per diventare aria, vento africano, apparizione e anche superba emozione poetica. Da lì,  l’artista scruta gli umori del giorno e elabora le sue  misteriose visioni dai colori tenui che si trasformano per incanto in tonalità di colore  alquanto ricercati. Come dice Philippe Daverio, “quell’architettura siciliana che proviene dal profondo della storia e sembra sempre sul punto di disfarsi, pezzi di paesaggio, quel paesaggio di Sicilia che si annulla nell’infinito della luce e della percezione, pezzi di natura, quel verde impenetrabile nelle sue contorsioni e negli spini che lo difendono, portatore di fiori che gridano al sole il colore della loro identità mediterranea”. Secondo Nucci, Il percorso pittorico di un artista è fatto di sentimenti, di emozioni, di ricerca infinita, di dubbi, e poi d’immagini, di silenzio assorto e anche di interminabili viaggi che l’occhio compie in cerca di qualche autentica certezza. Quella di Nucci è la percezione poetica che nasce dal profondo dei ricordi e diventa memoria collettiva, metafora di un paesaggio senza tempo, convincimento di ciò che ormai siamo diventati. Quasi un’ossessione continua, interminabile che rilascia flussi di ricordi provvisori, in cui la natura prende il sopravvento con le palme secolari che ingentiliscono il creato e con la buganvillea che mostra di voler recuperare l’antico contatto con il tempo passato. Una natura orgogliosa che svetta adagiandosi alle pareti del vecchio nudo tufo ormai ingiallito dalle tante stagioni trascorse nel muto silenzio. Nel paesaggio di Nucci la luce è l’unica certezza, la vera presenza che può  tentare di svelare la natura dell’anima, la soffusa malinconia, l’intima visione  in cui il sale per strano sortilegio s’impasta con i  delicati ricordi  del passato e con il sole caldo del Mediterraneo per materializzarsi in  apparizioni misteriose, sfuggenti.  I ricordi di luce impressi nella tela attraverso la pittura non posseggono una forma definita e definitiva, sono solo presenze che condividono la dimensione di chi è diseredato e tenta invano di resistere, di esserci ancora, “dove la natura – come dice Aldo Gerbino – si stempera nella grazia di un estenuato ricordo, come sopraffatto da quella lacerazione nostalgica che concede quel tanto che basti al passato”. Una natura ritrovata che nasce da un assiduo contatto con artisti del suo tempo come Ruggero Savinio, Piero Guccione, Carlo Mattioli, legati da profonde affinità di come poter trattare e intendere il visibile e anche dal continuo approfondimento  con il passato, come Pierre Bonnard che Nucci ama più di tutti per la rara capacità che ha il pittore francese di trattare la dolce materia e farla vibrare in delicate e ricercate intensità cromatiche.  Nella pittura di Vincenzo Nucci  le antiche ville padronali dal tufo macerato dal tempo appaiono come presenze sfuggenti, quasi apparizioni metafisiche. La densa materia del colore ad olio o del pastello a contatto con la luce sembra che si sfarini trasformandosi improvvisamente in essenza malinconica, in delicata e soffusa presenza onirica con il  vento maestoso e prepotente del Carboi che di notte, all’ombra di una palma araba africana,  sembra che sibili malinconici ricordi di un tempo ormai trascorso e intanto di giorno accarezza compiaciuta l’aspra e selvaggia radura ancora non domata del selvaggio Belice. Questa è l’emozione che si respira   guardando gli insoliti   scorci paesaggistici in cui la luce siciliana si distende beffarda come timida apparizione. Paesaggi della memoria che incarnano provvisoriamente il mistero della vita, paesaggi in/cantati rilevati nella dimensione più intima e sofferta dell’anima. Questa è la  pittura di Vincenzo Nucci.  
 
 
 

 

 

 

 

Biografia
Vincenzo Nucci è nato a Sciacca (Ag) nel 1941 e qui ha sempre lavorato. Frequenta l’Istituto d’Arte di Palermo e l’Accademia di Belle Arti di Agrigento. Le sue prime personali, nel decennio fra il 1960 ed il 1970 in varie città italiane, lo vedono impegnato nei temi sociali e drammatici come la guerra del Vietnam e il terremoto del Belice. Dal 1980 Nucci dipingerà solo paesaggi, anzi il paesaggio Siciliano, la casa padronale, le mura di cinta dove si arrampicano rigogliose bouganville fiorite di lacche rosse, le antiche rovine di Selinunte e, infine, lei, la palma, protagonista e simbolo della fascinosa Sciacca araba che egli ama. Nel 1989 è invitato alla Biennale Nazionale Città di Milano, Palazzo della Permanente. Nel 1991 conosce Philippe Daverio che lo invita ad esporre alla rassegna d’arte “Anni Ottanta in Italia” all’Ex Convento di San Francesco di Sciacca e successivamente organizza una sua personale alla galleria Daverio a Milano. Nel 1992 conosce Marco Goldin che gli organizzerà nel 1994 una mostra antologica a Palazzo Sarcinelli di Conegliano con scritti in catalogo dello stesso Goldin, di Guido Giuffrè e di Marco Vallora. A Conegliano, Palazzo Sarcinelli esporrà ancora nella rassegna “Da Fattori a Burri, Roberto Tassi e i pittori”, nella mostra “Una donazione per un nuovo museo”, e ancora nel 1998 “Elogio del pastello, da Morlotti a Guccione”. Sempre su invito di Marco Goldin, nel 1999 terrà una mostra antologica del pastello “Opere 1981-1999″, a Treviso nella Casa dei Carraresi, con testi di Marco Goldin ed Enzo Siciliano. Nel 2003-2004 la Provincia Regionale di Palermo organizza una sua mostra antologica al Loggiato San Bartolomeo, “Opere 1981-2003″, con scritto in catalogo di Aldo Gerbino. Nel 2006 è invitato da Philippe Daverio alla LVII edizione del Premio Michetti di Francavilla al Mare. Nel 2007 è presente alla mostra “Arte Italiana 1968-2007. Pittura”, curata da Vittorio Sgarbi al Palazzo Reale di Milano. Del 2008 la mostra personale “Impressioni di luce” alla Galleria 61 di Palermo e l’antologica “Opere 1984 – 2008” presso l’ex Convento di San Francesco a Sciacca con testo in catalogo di Philippe Daverio. Del 2010 la personale “Gli uomini del paesaggio” alla Galleria Spazio Forni di Ragusa e la collettiva “Mare Nostrum” alla Galleria Forni di Bologna. Nel 2011 viene invitato alla 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia. L’artista vive a Sciacca.

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