VIRTUAL UNDERGROUND/ GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI 1914 – 2014

Un artista globale nel rapporto tra arte e vita

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GUGLIELMO ACHILLE CAVELLINI 

(Brescia 1914 – 1990)

Jean Dubuffet  nel 1978 scrisse:  “…Abbiamo creduto innocentemente che la capacità producesse il merito e che dal merito derivasse la gloria. Abbiamo via  via scoperto che ciò non accade… Ridiamo ora attraverso di Lei dei nostri precedenti errori…”

 

Premessa

Con  la lettera testuale del 1979 GAC pubblicata come premessa ad inizio  nel catalogo della Mostra a domicilio nell’aprile del 1980 affermava: nella mia operazione di “autostoricizzazione” è necessario che io della provvedere anche alla mia “autobiografia”. Ho scelto la forma diaristica, perché, come ho già scritto in una “lettera ai miei nemici” vorrei che i posteri la giudicassero “completa e perfetta”.Per seguire un ordine cronologico avrei dovuto pubblicare il diario dell’anno 1976. Ma dopo il mio viaggio in California (27 aprile-14 maggio 1980) e a Budapest (22 -24 maggio 19809 non ho resistito alla tentazione di anticipare la pubblicazione di queste pagine, perché, mi pare, meritino una particolare attenzione. Da qualche anno ho avviato dei singolari rapporti con parecchi artisti sparsi in varie parti del mondo. I festivals organizzati in California mi hanno invogliato a parteciparvi per conoscere di persona questi nuovi amici, i luoghi dove vivono, e respirare l’atmosfera del loro ambiente artistico. Questi due viaggi mi sono stati di grande utilità per meglio approfondire certe mie idee sulle vicende dell’arte e della vita, che in questo momento stanno attraversando una profonda crisi di trasformazione. Qui da noi si è ancora convinti di essere i continuatori di una nostra vecchia tradizione artistica, qui da noi prevale ancora il concetto dell’individualità, e non ancora quello della collettività. Qui da noi ogni anno inventano qualche trappola per voler mantenere ancora in vita le vecchie leggi della tradizione, del mercato, e le posizioni di comando conquistate. Basterebbe fare uno sforzo e osservare il mondo dell’arte con l’occhio dei posteri. Basterebbe giudicare il presente e il passato con l’occhio della storia, inesorabile spugna asciuga tutto. La storia ci ricorda soltanto quei pochissimi personaggi che hanno contribuito al rinnovamento del mondo dell’arte mostrandocelo con un occhio nuovo e diverso. Comunemente si dice: “Se fossi vissuto al tempo di Van Gogh avrei capito il suo modo di fare arte”. Storicamente è accertato che non è vero. Qui da noi hanno scritto libri su Duchamp soltanto dopo sessant’anni; e il dadaismo è ancora un genere d’arte considerato marginale. La storia si ripete e sempre si ripeterà. Anche oggi in qualche parte del mondo esiste un altro Van Gogh o un altro Duchamp, ma non è compito, a quanto pare, dei contemporanei capirli o scovarli. Per la prima volta ho assistito quest’anno ad un convegno internazionale di critici e di direttori di musei. Ho sentito un centinaio di relazioni. Ebbene, ho stabilito che tutti sono informati, intelligenti, disinvolti, ma nessuno mi ha dimostrato di saper vedere al di là del proprio naso. Sono tutti ancora al di qua della barricata. Ognuno di loro è convinto di possedere la verità. Hanno stampato un libretto con gli indirizzi di quindicimila artisti e critici di 35 nazioni rigorosamente selezionati, e tutti i quindicimila sono convinti di essere i migliori o almeno tra i migliori. Veramente viviamo in una giungla dell’arte, stiamo assistendo ad una nuova Babilonia. Soltanto dopo una drammatica e lunga crisi sarà possibile ricominciare da capo. Ogni periodo storico ha una sua diversa fisionomia, e logicamente quello di domani dovrà differenziarsi dai precedenti. Se le società vorranno migliorare, uno dei compiti degli artisti dovrà essere quello di aiutare a far capire il mondo dell’arte. Quando l’attuale sistema verrà smantellato, una possibilità di continuità dovrebbe essere quella di ricominciare  tutto da capo (logicamente non dimenticando il prezioso bagaglio culturale ereditato dai nostri predecessori, un bagaglio complesso e vario, ormai ridotto alla saturazione e all’attuale crisi di idee). Ricominciare tutto da capo, come uomini primitivi, ritornare alla natura, in libertà. In semplicità, assieme. Uno spiraglio di un nuovo modo di fare arte mi pare di averlo avvertito e vissuto con i miei nuovi amici che ho incontrato in California. Non è importante il risultato, come lo pretende il sistema dell’arte, per me è importante il loro nuovo comportamento, il loro nuovo modo di vedere il mondo, la vita, l’arte, non più ridotti all’isolamento, ma vivere e operare collettivamente, conquistare una libertà, aprire le frontiere, dialogare con il mondo intero. Molti artisti ormai comunicano tra di loro con lo stesso linguaggio e lo stesso spirito, pur vivendo in California, o a Budapest, o in Polonia, ecc. Le pagine di questo diario avvalorano le mie affermazioni. Il mio soggiorno in California lo considero una parentesi della mia vita assai importante, uno stimolo a proseguire la mia strada senza esitazioni. Se qualcuno pensasse che quanto ho scritto è frutto della mia fantasia, e il racconto possa sembrare surreale, ebbene, desidero precisare che invece tutto veramente è accaduto, tutto è realtà. La realtà, in questo caso, è divenuta surreale, senza dover ricorrere a finzioni o programmazioni. Tutto ciò è avvenuto perché da tempo questi artisti mi avevano dimostrato in mille modi la loro stima, e giudicano la mia “auto storicizzazione” una operazione artistica nuova, diversa, rivoluzionaria. Mi considerano un demitizzatore del sistema dell’arte, ormai in crisi e in lento inesorabile disfacimento. (qui da noi, invece, esiste e persiste l’ormai tradizionale “Nemo propheta in patria”). Inoltre è interessante constatare come il mio adesivo abbia saputo stimolare la fantasia di molti artisti in modo prodigioso (al punto che un autorevole esponente del fluxus americano, in un articolo pettegolo e maldicente, lo ha addirittura definito: “Quel maledetto adesivo Cavellini 1914-2014 che viene incollato in tutto il mondo”). Quell’adesivo da fastidio a molti. La mia operazione di “autostoricizzazione2 non viene ancora presa sul serio. Mi giudicano un presuntuoso megalomane con molti mezzi a disposizione, sto subendo la stessa sorte degli artisti che hanno qualche cosa da dire fuori dall’ordinario, in contrapposizione al sistema. Perciò non devo sperare nella comprensione dei critici e degli storici dell’arte contemporanea, perché, come ho già detto, non è il loro compito scovare e capire questi personaggi. Preferisco vivere la mia avventura, proiettata nel futuro, piuttosto di dovermi impantanare nell’intricata giungla dell’arte.

       Luglio 1980,   GAC

 

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GAC 1914-2014

“La non-opera e il non-luogo dell’arte come interpretazione del mondo

per la trasformazione creativa della realtà”

“Commento a margine di un dibattito  a cura  di Giovanni  Bonanno”

 

Ripropongo questa lunga e significativa premessa scritta da GAC nel lontano 1980 perché la  ritengo   essenziale  per capire appieno la straordinaria personalità di questo artista lombardo  e  per comprendere meglio  in che particolare  situazione culturale si era  ritrovato ad operare negli anni 70 e 80.

E’ stato esattamente nel 1971 che ha inventato  “l’autostoricizzazione”, realizzando e  inviando per via postale in tutto il mondo una decina di “mostre a domicilio” (sono dei cataloghi stampati che sostituiscono le tradizionali mostre nelle gallerie d’arte). In Italia, per diversi decenni, GAC è stato osteggiato come  “un ricco eccentrico in vena di esibizionismo”, non compreso perché ritenuto soltanto un importante  collezionista d’arte contemporanea  e di conseguenza  collocato dalla critica ufficiale  nel completo isolamento.A partire dal 1971,  dopo l’irruzione nel mondo dell’arte dell’americano Ray Johnson, vissuto nello stesso periodo dell’artista bresciano, Guglielmo Achille  Cavellini aveva iniziato in modo assiduo a “scardinare” il sistema ufficiale dell’arte ritenuto impenetrabile, proponendo la sua presenza come autentico momento creativo. Insomma, una sorta di artista isolato che  dal chiuso decide finalmente di non far parte di quella schiera  di pittori delusi e incompresi come  Munch,  Van Gogh, Modigliani o Tancredi e di far sentire la propria voce attuando appropriate “interferenzeall’interno del sistema monopolistico dell’arte. Dopo aver realizzato, distrutto e riciclato una parte consistente del suo lavoro degli anni precedenti,  GAC decide di  compiere “il grande passo”; quello di contrapporsi ad un sistema ormai monotono; un ulteriore sviluppo verso la messa in crisi del tradizionale sistema dell’arte.

Di certo la sua condizione di  “scarsa considerazione” lo spinse  orgogliosamente a non  subire passivamente attuando, in alternativa al “silenzio”, una sorta di “ribellione”, una logica reazione alle regole precostituite e imposte dal sistema corrotto, ossia, una maniera per certi versi  “coscientemente attiva” di  im/porsi al sistema ufficiale dell’arte. Ray Johnson negli anni 60 aveva solo accennato a questa possibile nuova strategia di messa in crisi del sistema culturale che non permetteva nessuna intrusione se non avvalorato da un  potere forte che condizionava e controllava le proposte e le scelte al fine di regolarne il flusso  e  “ossigenare il mercato dell’arte. Carlo Giulio Argan proprio nei primi anni 70 diceva:  “l’opera d’arte è oggetto, in una società neo-capitalista o “dei consumi” l’oggetto è merce, la merce ricchezza, la ricchezza potere, – aggiungo io – il potere è successo perché si basa  sull’ingordigia di possedere danaro e ricchezza. Quindi, strategie chiaramente  di palazzo e di potere imposte da illuminati “profittatori culturali” che  ancora oggi controllano  la produzione degli artisti e non ammettono   intrusioni al fine di un serio profitto. Per il mercato dell’arte ogni cosa deve essere controllata da un apparato forte di gallerie,  critici e mercanti di arte che si contendono fattivamente  le fortune. Gli anni 70  non a caso è anche il periodo della messa in crisi dell’oggetto ritenuto “merce produttiva” e oggetto al servizio del potere.  E’ proprio  GAC a porre per primo e in modo evidente  il problema della mercificazione e del condizionamento da parte del  potere culturale attuando per reazione un  straordinario  “attivismo  di contrasto frontale” con il sistema  impenetrabile dell’arte ufficiale. L’arte, dopo essere stata relegata  per molto tempo al chiuso delle idee,  con l’attuazione dell’autostoricizzazione”  diveniva  liberazione, apertura delle frontiere culturali, arte che finalmente si integrava  nella vita.

G. A. Cavellini  si ritrova, lui che è stato un grande mercante e collezionista di arte contemporanea a condividere contemporaneamente vari campi d’esperienza trasversali e alternativi alle proposte della cultura ufficiale;  dalla pittura alla poesia visiva,  dalla body art alla performance, collocandosi apertamente ai margini di un sistema, in una zona franca, ovvero “in una periferia di confine praticabile” abbracciando  concretamente una pratica che di fatto assorbiva   diverse esperienze convogliandole concretamente in nuove  possibilità creative. Inoltre, con la preferenza e l’utilizzo della Mail Art  poteva finalmente confrontarsi a 360 gradi con  artisti di diversa esperienza sparsi in tutto il mondo.  Una pratica, quindi, “di lucido confronto” che poteva fare  a meno del mercato dell’arte che  di fatto tiene in ostaggio l’artista e di conseguenza reprime e condiziona la  creatività.  Dal 70 in poi, Cavellini partecipa alla messa in crisi del sistema “come battitore libero“ condividendo  in modo trasversale più campi di ricerca e smantellando così un concetto tradizionale che preferiva la  produzione dell’artista ripetitiva e ben identificabile, una produzione  assai monotona al completo servizio del mercato dell’arte. Oggi, GAC ci sembra davvero la figura più convincente, molto di più di Ray Johnson, capace di incarnare magnificamente  “la messa in croce” di un sistema  “arrogante” che tiene in ostaggio l’artista e di conseguenza l’opera d’arte e la produzione artistica in nome di un ipotetico e  possibile riconoscimento.

Artista particolarmente non  identificabile in una specifica scuola o gruppo artistico, nel contempo  citazionista, poeta visivo, performer, body artist,  mail artist e persino street artist e creatore di artistamp, difficilmente classificabile per le diverse pratiche utilizzate ma sicuramente artista del superamento trasversale di una logica tutta tradizionale. A distanza di qualche decennio  di attesa e di riflessione Guglielmo Achille Cavellini appare un  personaggio geniale e poliedrico. Ha vissuto l’arte contemporanea dal secondo dopoguerra fino al 1990, anno della sua morte, come artista libero, diceva: “preferisco vivere la mia avventura, proiettata nel futuro, piuttosto di dovermi impantanare nell’intricata  giungla  dell’arte, da artista non condizionato da schemi e imposizioni. Quindi, non é stata una questione di semplice eleganza o  stile ma di una cosciente operazione illuminata che ha evidenziato  e messo in luce i problemi e le contraddizioni  di un sistema  culturale “corrotto” che non permette alcuna interferenza e che costringe l’arte e gli artisti all’isolamento  e  all’anonimato. Un sistema che non lascia nulla al caso e che tratta l’opera d’arte e l’artista come semplice merce di scambio. (Giovanni  Bonanno)

 

 

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L’evoluzione delle proposte di G. A. Cavellini

La galleria  Ophen Virtual Art e il  relativo progetto Internazionale di  Mail Art   dedicato a G. A. Cavellini  come condivisione ed  evoluzione logica della proposta  di GAC.

 

Coerente con le  idea delle mostre a domicilio  di GAC, un ulteriore evoluzione del pensiero cavelliniano  è proposto in questa mostra virtuale rifiutando la realizzazione della consueta  “messa in scena” di una mostra di tipo tradizionale  a favore di un nuovo modo di presentare l’opera; non più  costretta a vivere tra quattro mura di una galleria d’arte ma  a condividere le straordinarie possibilità virtuali date da internet in modo globale, con la conseguente diffusione dell’evento  dedicato a Cavellini direttamente a 360 gradi in tutto il pianeta. Questa nostra proposta culturale  nasce dall’esigenza primaria di superare  i reali intermediari dell’arte  (Gallerista, curatore, mercante,  critico d’arte),  a favore di una pratica democratica che non  accetta imposizioni autoritarie dall’alto, da chi oggi progetta gruppi  e movimenti artistici in funzione del mercato dell’arte. La nascita della Galleria Ophen  Virtual Art di Salerno non è altro che il giusto tributo ad un personaggio che nella libertà  creativa senza gerarchi e controllori  ha tracciato e definito una nuova strategia e un  nuovo modo d’intendere l’arte. Già da circa cinque anni la nostra attività si è concentrata  su un conseguente sviluppo di idee che nasce in sintonia  con la visione  poetica di base di Cavellini. Infatti, la  Galleria Ophen, dopo i Cataloghi e le mostre a domicilio di GAC vuole proseguire la sua attività a favore di una  libera circolazione di idee  incarnate magnificamente da Cavellini. Quindi, rinnovato  e duplice omaggio a Gac con una rassegna che dimostra tutta l’attualità  e la vitalità dell’artista bresciano. Una raccolta di opere internazionali con 77  artisti contemporanei internazionali  che hanno prodotto  oltre 245 opere, che  ora sono  state archiviate  e visibili in modo permanente in una sala  a lui dedicata del Bongiani Museum.

http://www.collezionebongianiartmuseum.it/sala.php?id=44

Una selezione scelta e ragionata di ogni autore è presentata in  questa importante mostra collettiva internazionale dal titolo “G.A.CAVELLINI – “Virtual Underground” che sarebbe  di certo  piaciuta a GAC  proprio perché  condivide la stessa filosofia che aveva messo in opera  negli anni 70.  Una filosofia di pensiero che nasce e prende corpo dalle sue idee in una dimensione per certi versi ancora irriverente e dissacratoria. Questo  è il testamento  e il messaggio più  autentico che Cavellini ci ha lasciato e che noi abbiamo raccolto concentrandoci a modo nostro, a  “continuare e interferire” con i  vecchi e occulti sistemi di potere  alla ricerca della libertà e di un nuovo modo di far conoscere l’arte e gli artisti considerati marginali e “inutili” dal sistema ufficiale dell’arte. Quindi, libera evoluzione e totale condivisione del programma cavelliniano alla ricerca di superare vecchi steccati un tempo insormontabili, oscuri  impedimenti alla creatività che “reprimono”, ancora oggi, un  serio e opportuno dibattito senza costrizioni e condizionamenti alla ricerca di un nuovo modo di operare. Questa prima mostra è il risultato di una spontanea e sentita partecipazione di diversi artisti di varia nazionalità che hanno sentito l’urgente bisogno di esserci e di  condividere in prima persona la  celebrazione ufficiale del’anniversario del Centenario di Cavellini. Per settembre 2014, poi, vi sarà il secondo  appuntamento virtuale con una  importante retrospettiva  del lavoro svolto da Cavellini. Questa seconda occasione  sarà possibile grazie al contributo dell’Archivio Cavellini di Brescia e soprattutto di Piero Cavellini, critico, filosofo, collezionista e gallerista d’arte contemporanea che ci permetterà di realizzare concretamente tale   importante evento. Tutto ciò dimostra un’intesa  davvero molto  profonda, una completa condivisione delle proposte attuate da Cavellini e pertanto una totale convinzione a continuare tale percorso come giusta evoluzione globale “anti sistema” del progetto attuato da Cavellini che dall’arte-vita si  evolve in presentazione “virtuale”,  condivisibile finalmente  in modo interattivo e globale  in tutto il  nostro pianeta.      

Ormai siamo solo all’inizio di questa nuova avventura che ci coinvolge positivamente, di questo nuovo modo di considerare e intendere l’arte e la cultura. Sono convinto che occorrerà  solo  attendere ancora un po’ per verificare concretamente  un numeroso pullulare di proposte virtuali presentati concretamente  in diversi luoghi del globo in tempo reale, che assorbiranno di fatto le esperienze tradizionali a favore di una nuova condizione e concezione dell’arte. Di fatto, si sta scardinando un sistema monolitico che non permetteva fino a poco tempo fa nessuna interferenza, a vantaggio di una partecipazione più attiva e democratica, dove le persone sono destinate ad avere un’interazione privata, libera e personale con l’opera d’arte al di là delle scelte del mercato e del sistema ufficiale. Non è un  mero fenomeno di transizione ma un nuovo modo di concepire la fruizione artistica e museale.    (Sandro  Bongiani).

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Artisti presenti a questa Rassegna Internazionale:

Guglielmo Achille Cavellini, Ryosuke Cohen, Alexander Limarev, Luciano  Pera, Picasso, Gaglione, Bruno Cassaglia, Vittore  Baroni, Clemente Padin, Otto D. Sherman,  Ruggero  Maggi, Jas W Felter, Gianni Romeo, Simon Warren,  Carmela  Corsitto,  Ambassade d’Utopia, Rosa Gravino, Ptrzia Tictac, Anna  Boschi, Carl Baker, Lancillotto  Bellini, John M. Bennett, I Santini Del Prete, Giovanni Strada, Umberto Basso, Serse Luigetti, Mariano Filippetta, Anja  Mattila-Tolvanen, Domenico Severino, Katerina  Nikoltsou,  Stathis Chrissicopulos, Patrizia Battaglia, Pedro Bericat, Silvana Alliri, Rosanna Veronesi, Claudio  Romeo, Fausto  Paci, Ciro  Stajano, Antonio Moreno Garrido, Pier Roberto Bassi, Giovanni Bonanno, Francesco Aprile, Adriano Bonari, Jorge Valdes, Giancarlo Pucci,  Valery Oisteanu, Noriko  Shimizu, Judy  Skolnick, Angela Caporaso, Maurizio  Follin, Andreas Horn, Valentine Gabriella  Gallo, Mark Herman, Mariano  Bellarosa, Monica  Rex, Fulgor C. Silvi,   Lamberto Caravita,  Andrea Bonanno, Francesco  Mandrino, Roberto Scala, Giuseppe  Iannicelli, Renata e Giovanni Stradada, D.C. Spaulding, Maria Teresa Cazzaro, Antonio De Marchi Gherini, Bernhard Uhrig, Alfonso Caccavale, Monica Michelotti, Piero Barducci, Ana Garcia, Petra Dzierzon, Antonio  Baglivo, Bruno Chiarlone, Domenico Ferrara Foria,  Melisa  Kaneshiro, Borderline Grafix, Maurizia Carantani, Emilio  Morandi, Adolfina De Stefani, Antonello Mantovani.  

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